L’Ue verso il suicidio, se non si riforma

Tutta la stupidità delle burocrazie europee che consce o meno di essere prossime alla sparizione (ber essere sostituite con altre burocrazie, beninteso) è venuta allo scoperto scegliendo lo scontro con il governo italiano. Stupidità aggravata dal fatto che ormai è chiaro pure a loro che il sistema europeo così com’è non può funzionare. Nonostante questo, perseverano ostinatamente nel rimanere nella conservazione. Perseverano perfino ora che si è palesata, citando Bersani, la mucca nel corridoio. Anzi, forse per questo vogliono punire l’Italia come monito per le forze sovraniste e pupuliste che reclamano un cambiamento. Tuttavia, non si accorgono che anziché indebolirle potrebbero alimentarle (d’altronde è a causa loro che sono nate), o peggio esasperarle e trasformarle in accesi nazionalismi che distruggeranno l’Europa.

Se fossero intelligenti non perderebbero tempo a iniziare il programma di riforme di Paolo Savona, che sintetizzando vuole europeizzare  attraverso il riformismo questa esigenza di cambiamento; si tratta di un progetto che davvero si può dire europeista, che intende porre fine ai modelli ordoliberisti che con il pilota automatico ci portano lentamente dritti contro l’iceberg.

Anziché riformarsi e dare all’Italia una chance, le burocrazie invocano il manganello dello spread e dei mercati (come il PD del resto) per dimostrarci che hanno ragione loro. Forse riusciranno nel loro intento e cederemo, ma se, invece, ci ostinassimo a non mollare, che interessi avrebbe il sistema finanziario internazionale a scatenare  una crisi italiana che a differenza di quella greca contagerebbe l’Europa intera?

Sarebbe dunque conveniente per tutti che questo governo avesse  una chance per provare le sue ricette (d’altronde poi quelle propugnate dall’UE o dal FMI hanno già dato prova di non funzionare). D’altronde il costo non è eccessivo, il 2,4% di deficit è il minimo sindacale. Inoltre, sono le riforme e gli interventi di cui non si parla che potrebbero essere decisivi, come la riforma della giustizia, della semplificazione del codice degli appalti e della pubblica amministrazione. Poi ci sono degli investimenti che sono cruciali. Quelli previsti nella manovra sono pochi, è vero, quasi tutte le risorse sono state usate per coprire le promesse elettorali.Però, potrebbero essere molti di più grazie all’intelligente escamotage di costituire una cabina di regia con tutte le partecipate di stato affinché esse investano di più, nel contempo andando caso per caso a sbloccare le eventuali lungaggini burocratiche.

Una cosa è strana: il silenzio della Germania. Che le elezioni in Baviera abbiano convinto la Merkel (politica intelligente e lungimirante a differenza di quei cervelli di gallina di Moscovici e Dombrovskis) che l’Europa dell’austerità non può più andare avanti?

Massimo Ressia

Nato nel 1993, felicemente piemontese. Dopo gli studi di ragioneria, mi sono addentrato in quelli di Lettere, conseguendo la laurea triennale. A breve, arriverà anche il titolo magistrale.

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