Fascismo fa rima con conformismo

Sono anni ormai che a Matteo Salvini è imputato un fantomatico problema di «ritorno al fascismo», come se il ministro dell’Interno fosse un Mussolini con più capelli, più panza e un po’ meno savoir faire. Non solo Salvini, per carità, tutta la Lega e, per una presunta analogia, pure i 5 Stelle sarebbero i rigurgiti del Ventennio che torna prorompente.

Se non si parlasse di gente – i democraticissimi accusatori – che quando l’intelligenza suona fingono di non essere in casa, ci sarebbe solo da ridergli in faccia. Il fascismo, quello vero, non è stato «solo» Mussolini, bensì anche una grossa fetta di un popolo che gli ha permesso di rimanere al potere per vent’anni. Questo dobbiamo ricordarcelo, perché gli italiani per lunga tradizione cambiano idea a ritmo di danza: in quanti, caduto il Duce che idolatravano fino al minuto prima, hanno dichiarato di aver sempre combattuto il fascismo?

Non è una questione di regime, di Ventennio o di qualche presunta analogia tra due periodi storici lontani decenni e diversissimi tra loro. Il gioco, in tutto il mondo e in tutte le epoche, è sempre lo stesso: quando i cittadini vogliono pane appoggiano chi gli dà il pane o finge di darglielo, non chi propone brioche.

La democraticissima sinistra, oltre a vantarsi per la sua civiltà e la sua educazione, dovrebbe porsi una domanda: «Perché secondo i sondaggi la Lega è oltre il 30%?». Non vale rispondere che gli elettori sono stupidi, perché sono gli stessi elettori che nel 2014 hanno votato in massa il Pd. O erano stupidi anche allora, oppure il motivo è diverso: come si può appoggiare una politica che ha perso ogni contatto con la realtà e con i reali bisogni dei cittadini?

Il pericolo della perdita di democrazia e dell’avvento di un regime è sempre presente, questo bisogna dirlo. Ma non è detto (e a chi scrive pare improbabile), che questa dittatura abbia necessariamente il volto di Matteo Salvini. La perdita di libertà e di diritti può avere varie forme e può appartenere a diversi schieramenti politici. Fascismo fa rima con conformismo, sia nel significante che nel significato. Un regime è la sconfitta della diversità intellettuale, prima ancora della discriminazione fattuale dell’altro.

Ci si può appiattire su qualunque ideologia, ed è una scelta (più o meno consapevole) del tutto individuale.

A chi scrive, ma è solo un parere personale, pare che in Italia negli ultimi 24 anni si sia passati da un conformismo all’altro. Prima per parecchi anni ci si doveva piegare alla dialettica tra berlusconismo e antiberlusconismo apparente. Chi invece si batteva per un antiberlusconismo vero era tacciato di antipatriottismo o di disfattismo. Poi è stato il turno di Monti e infine della presunta sinistra: li si doveva appoggiare per forza, in caso contrario la pena era l’insulto o lo scherno.

Ora è il turno di Salvini. Chi lo appoggia non ha un’idea diversa da chi non lo appoggia: è stupido, fascista, tra un po’ arriveremo anche al criminale. Questi soloni della democrazia, democrazia che applicano solo quando fa comodo a loro, dovrebbero sapere che si fanno paladini di una forma di governo che fa del confronto tra idee diversissime la sua ragion d’essere. Il vero fascismo è pensare di essere portatori dell’unica idea giusta e degna di esistere, mentre gli altri (i «diversi» che possono anche non essere gli immigrati) devono solo tacere. Il fascismo, prima ancora di essere regime, è uno stile di vita che agli italiani piace davvero tanto.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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