Potrebbe l’Italia far fronte a una nuova crisi bancaria?

Su questo blog vi era stata proposta la prima parte della storia economica italiana, che giungeva a una delle valutazioni finali tramite il rating di Fitch.
Tuttavia, la storia continua e gli sviluppi non sono terminati, anzi si prospetta un futuro probabilmente nebuloso di cui non si ha del tutto certezza.

Un giudizio parzialmente negativo è stato dato dall’agenzia di rating Standard & Poor’s che anche se conferma il rating del nostro paese a BBB, abbassa l’outlook dell’Italia da stabile a negativo.
Questo significa che fortunatamente il nostro paese non è stato declassato e che il governo viene ancora considerato relativamente sicuro e che pertanto non si prospetta un immediato pericolo di insolvenza dei debiti.
Tuttavia il fatto che l’outlook sia stato dichiarato negativo porta a pensare che i mercati non si fidino della ripresa italiana, anzi con questo esito, così come era stato dichiarato dall’agenzia Fitch, Standard & Poor’s prospetta un futuro non roseo per l’Italia, ipotizzando rating futuri peggiori.

Secondo S&P, «il piano di politica economica e fiscale del governo italiano sta pesando sulle prospettive di crescita economica del paese e le impostazioni programmate di politica economica e fiscale del governo hanno eroso la fiducia degli investitori, come riflesso da un aumento del rendimento sul debito pubblico. Ciò a sua volta sta influenzando negativamente l’accesso delle banche al finanziamento del mercato dei capitali e, in misura minore, il loro coefficiente patrimoniale regolamentare».

Un altro giudizio giunto il 20 ottobre non del tutto positivo è stato quello dell’agenzia di rating Moody’s che ha declassato il rating dell’Italia da Baa2 a Baa3, tenendo tuttavia un outlook stabile.
Questo significa che per Moody’s la situazione italiana è più a rischio e va tenuta sotto controllo, sebbene per l’agenzia di rating le revisioni future siano stabili.
La valutazione sembra essere correlata al «cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato rispetto alle attese» e alla «mancanza di una coerente agenda di riforme per la crescita».
Tuttavia il governo sembra sicuro delle proprie decisioni e punta sul reddito di cittadinanza e sulla flat tax per rilanciare l’Italia e crede fermamente in questa scommessa.

Purtroppo per Moody’s le stime di crescita ipotizzate dal governo risultano essere ottimiste e l’agenzia sostiene che è improbabile che il debito rimanga stabile attorno al 130% del PIL.
Economisti, investitori e agenzie di rating sembrano essere titubanti e dubbiose sulla riuscita del programma di riforme, e sembrano nutrire diffidenze sulla crescita del nostro spese, soprattutto a causa delle spese che si ha intenzione di fare e a causa dell’enorme debito di cui l’Italia si deve fare carico.

Quindi la vera domanda che sorge spontanea e che spaventa tutti noi è questa: potrebbe l’Italia far fronte a una nuova crisi bancaria?
La risposta sembrerebbe negativa, a causa di diversi motivi.
Per prima cosa le banche hanno deciso di aiutare Carige attraverso lo schema volontario del Fondo Interbancario di Garanzia, dato che la banca è entrata in un vortice di crisi ormai profondo e che oltre a un imminente e necessario rafforzamento patrimoniale necessita anche di liquidità.
La banca necessita di 320 milioni e non si sa ancora come reagirà il mercato all’ennesima crisi sul filo del rasoio, ma è necessario che lo si affronti subito prima che degeneri in vista del 2019.

Inoltre lo spread, ovvero la differenza di rendimento tra titoli tedeschi e italiani, continua a rimanere a quota 300, e quando cresce aumenta anche il «costo» del nostro debito pubblico, ovvero aumentano gli interessi dei titoli italiani per gli investitori.
Inoltre la salita dello spread condiziona anche la caduta dei titoli bancari, che possiedono molti Btp, e potrebbe influenzare i futuri mutui: infatti, sebbene quelli già stipulati finora non risentano di alcuna variazione, quelli futuri potrebbero aumentare fino a 60 euro in più al mese.
In conclusione, la situazione risulta essere molto complicata e nessuno può ipotizzare la fine di questa storia. Il governo ha intenzione di procedere con la propria ricetta, che anche se contestata risulta essere perlomeno diversa dalle precedenti.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

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