Il ritorno della borghesia: dal Tav alla Flat Tax

Sta riemergendo in Italia, dopo anni di sonno, una voce, quella della borghesia nazionale. Ne è la prova la manifestazione Sì Tav di Torino di qualche giorno fa. Da un lato è una buona notizia se si tiene conto che l’attuale classe dirigente è formata dalla borghesia «vendidora», cioè quella borghesia ammanicata con la finanza internazionale, che tifa per il default ed è sempre pronta a svendere gli asset della nazione.

Dall’altro lato, la sua improvvisa comparsa, come ha notato Beppe Grillo (qualche volta ci piglia) che pubblica un post ironicamente intitolato «Ode alla borghesia (siete tornati, dov’eravate?)», rappresenta a questo punto la pietra tombale per una nuova visione del mondo che ad esempio i 5 stelle in maniera totalmente confusa rappresentavano.  Presto potrebbero tornare i valori della borghesia mentre per ciò che riguarda i suoi disvalori, che a differenza di quest’ultima non sono mai spariti, essi saranno ancora più accentuati: già si sente puzza di quell’Italia berlusconiana, democristiana, piccolo borghese, menefreghista, qualunquista, furba e maneggiona. Non a caso i temi più scottanti del governo riguardano proprio la giustizia, l’evasione fiscale, e la visione da dare al paese.

Non è buttata lì l’uscita di Salvini sui termovalorizzatori: è un segnale. Un segnale lanciato alla borghesia, che coi suo mezzi subito ha risposto. Ovviamente sul Corriere della Sera, il quale lancia un articolo sul nuovo termovalorizzatore olandese che produce «solo vapore acqueo», cosa che, come dimostra un articolo del Fatto, la stessa azienda che lo costruisce nega. I 5 stelle stanno subendo un’emorragia di voti perché Salvini è pragmatico: meglio bruciare i rifiuti campani in un termovalorizzatore che ne limita le emissioni o si continua a bruciarli per strada? La risposta dei 5 stelle è: è meglio la raccolta differenziata. Intanto non la si fa e tutto continua come prima e la Lega va al 40%.

È un fenomeno che si è già visto oltreoceano e che ha radici comuni: così come negli USA, in Italia la deindustrializzazione è stata una catastrofe;è giusto re-industrializzare, ma questa volta andrebbe fatto con criterio, avendo rispetto per il paesaggio, l’ambiente, la salute. E occhio a seguire l’esempio di Trump: egli sì ha fatto ripartire l’economia americana, la working class è tornata al lavoro ma i conflitti sociali non sono affatto attenuati. I guadagni della crescita sono andati tutti alla classe dominante: la famosa Flat Tax.

Presto potremmo vedere qualcosa di simile in Italia (sempre se l’Europa non ci manderà la Troika), una volta completata la metamorfosi della Lega ex partito regionalista convertito nazional-populista a partito della borghesia italiana. Questo sarebbe una buona notizia perché ci sarebbe un partito forte con una chiara visione del paese, che risponde a interessi certi e che farebbe gli interessi della nazione (un dubbio rimane: euro o no euro?); il problema è che ci vorrebbe dall’altra parte un partito della classe lavoratrice e precarizzata, che facesse gli interessi di quest’ultimi. Insomma, ci vorrebbe una sinistra.

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