Che cosa sono le vendite allo scoperto e perché si propone di bloccarle

Secondo le ultime notizie sembrerebbe che vi sia l’intenzione di bloccare le vendite allo scoperto.
L’idea è stata fagocitata da Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del consiglio, che ha commentato il picco che ha colpito lo spread il 20 novembre 2018 sostenendo che «bisognerebbe iniziare a vietare le vendite allo scoperto anche in Italia».
Tuttavia, come spiegato dal presidente vicario della Commissione Anna Genovese, sembrerebbe che non vi sia alcun bisogno di imporre questo divieto, che viene solitamente applicato nel nostro Paese per brevi periodi di tempo per far fronte ad emergenze imminenti, come ad esempio la vertiginosa variazione o discesa di un titolo, al fine di limitare gli effetti di una possibile speculazione.

Ma che impatto possono avere in Italia e soprattutto come funziona questo tipo di vendita?
Le vendita di azioni allo scoperto, detta anche short selling o vendita a nudo, è una tipologia di compravendita particolare presente nel panorama finanziario che è costituita dalla cessione, a un singolo oppure a terzi, di titoli che non sono di proprietà del venditore. L’obiettivo è quello di utilizzare questo strumento al fine di poter successivamente ricomprare i medesimi titoli ad un prezzo inferiore e questo sistema è stato largamente usato con lo scopo di riuscire a trarre profitto da un movimento ribassista delle quotazioni. In poche parole, questo tipo di vendita è stata utilizzata come «mezzo di lucro» in quei casi in cui l’azione presa in considerazione mostrava tendenze negative ed è diventata una delle «armi preferite» degli speculatori.
Un particolare tipo di operazione è la vendita allo scoperto nuda, anche detta naked short, ovvero un tipo di cessione del tutto analoga a quella esplicata in precedenza, tranne che per un dettaglio: in questo caso i titoli venduti sono presi in prestito da terzi e poi rivenduti successivamente, quando i prezzi risultano essere bassi e la prospettiva di profitto risulta essere alta.
In particolare, il venditore sarà tenuto a pagare un interesse al datore del prestito che incrementerà con l’aumentare del lasso di tempo di detenzione dei titoli. Successivamente, dopo un certo periodo tempo il venditore sarà costretto a riacquistare a prezzo di mercato tali titoli e a cederli al prestatore, cercando di trarre profitto dalla trattativa.

Quest’ultimo tipo di vendita è senza dubbio la più «pericolosa» e uno degli strumenti maggiormente usati dagli speculatori. Infatti, è proprio per questo motivo che tale operazione è stata limitata sui principali mercati finanziari dal settembre del 2008 e in particolare è stata vietata sulle azioni e sui titoli di stato europei dal 2012, grazie ad un regolamento dell’UE.
Originariamente tali statagemmi sono stati ideati per incentivare la creazione di liquidità nel mercato, tuttavia possono portare a grandi oscillazioni di mercato e a ingenti speculazione e per questo motivo vengono bloccati, in caso di necessità, per alcuni periodi di tempo per poi essere ripristinati quando il pericolo della speculazione sembra essere passato.
In questo caso forse, come sostiene la Consob, non si è verificato ancora un evento che desti una preoccupazione talmente alta da legittimare un provvedimento di questo tipo, però  forse è bene anche tenere d’occhio la situazione e cercare di salvaguardare l’Italia da possibili speculazioni.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

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