La scrittura che resta e vive in trincea

«La guerra è un fatto, come tanti altri in questo mondo; è enorme, ma è quello solo; accanto agli altri, che sono stati e che saranno: non li raggiunge; non vi toglie nulla. Non cambia nulla, assolutamente nulla, nel mondo. Neanche la letteratura». Realizzato da Renato Serra, scrittore e critico italiano, «Esame di coscienza di un letterato» richiama espressamente il pensiero e i sentimenti di un giovane intellettuale dell’inizio del 1900, un ragazzo che nel finire della sua gioventù si ritrova catapultato all’interno di un mondo adulto espresso nella sua peggiore forma: la guerra. In seguito alla sua laurea in Lettere nel 1904, prestò servizio militare nel 1906 a Cesena e successivamente collaborò con il periodico «La Voce», dove pubblicò diversi articoli e saggi.

La Grande Guerra scoppia il 28 Giugno 1914, in seguito all’omicidio di Francesco Ferdinando, con l’Austria che dichiarò guerra alla Serbia e, nel giro di pochi giorni, a causa delle alleanze, molte furono le dichiarazioni di guerra. Mancava solo l’Italia , che aspettò a entrare in guerra fino al 24 Maggio 1915, tradendo la Triplice Alleanza. Un anno neutrale quello in Italia, dove poco a poco aumentarono le manifestazioni a favore della guerra, con intellettuali come D’Annunzio che rivendicavano i territori occupati dall’Austria. Pressione dopo pressione, e in seguito al Patto segreto di Londra, l’Italia entra in guerra a fianco di Francia e Inghilterra, dalle quali dipendevano le scorte italiane di carbone.
Ormai in procinto della guerra Serra venne chiamato alle armi il 1 Aprile 1915 e si scatenò in lui un’ostilità nei confronti di quest’ultima che lo portò a scrivere in soli sei giorni, dal 20 al 25 Aprile, «Esame di coscienza di un letterato», pubblicato successivamente da «La Voce» . Raggiunge il Monte Pogdora a Gorizia, dove si trovava a combattere anche Clemente Rebora, il 5 Luglio 1915, mentre l’esercito Austro-Ungarico si trovava dall’altra parte del fiume Isonzo.

Sopravvisse in trincea per appena 15 giorni, fino al 20 luglio, quando un proiettile lo colpì in pieno volto.
Durante questo breve periodo in trincea, Serra riportava gli avvenimenti bellici su un suo diario. I
l 18 Luglio lasciò scritto: «Italiani eroici – la seconda e la terza sfilano per posizione – toccherebbe a noi dopo – feriti e feriti – la trincea rioccupata e perduta: le bombe – Esame di coscienza, triste – Si fa sera, tra le nuvole e la luna fresca». Per quanto brutale e meschina possa esser la guerra, che divide gli uomini dagli uomini, nulla cambia per la letteratura. La voglia di scrivere il più misero fatto, il più piccolo sentimento, la più piccola storia d’amore, in un pezzo di carta o in uno scarto di legno, non può essere nascosto da qualcosa di gigantesco, ma così brutto da far accapponare la pelle al solo pensarci .

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