La fisica quantistica per creare password a prova di hacker

Poco tempo fa si è parlato molto, anche su questo blog, della dimostrazione della congettura di Riemann da parte del matematico Atiyah e di come questa scoperta potrebbe mettere a rischio ogni codice criptato ad oggi conosciuto.
Fortunatamente dal mondo della scienza sono giunte anche delle buone notizie che potrebbero aumentare la nostra sicurezza: la nascita di un generatore di password «quantistico».

La scelta delle chiavi di sicurezza da poter usare su account o profili social potrebbe essere molto importante, specialmente se si pensa a tutti i dati che sono custoditi in un singolo account, e per questo negli ultimi anni le aziende cercano di consigliare gli utenti, per incentivare la creazione di password difficilmente hackerabili.
Infatti, secondo un’analisi condotta nel 2014, le password più scelte dagli utenti sono «123456» e «password» e anche se negli ultimi anni sono state disincentivate queste cattive abitudini gli account messi sotto attacco dagli hacker sono molti ancora oggi. 
La soluzione potrebbe derivare dall’Università di Ginevra in Svizzera, dove i ricercatori hanno sfruttato la fisica quantistica per creare un sistema in grado di generare password totalmente casuali.
Ma qual è il punto di forza di questa tecnologia?

Gli scienziati si sono basati sull’imprevedibilità dei fenomeni fisici per riuscire a creare un generatore in grado di estrarre numeri casuali che non seguono nessuna sequenza o pattern ben definito. Questo potrebbe risolvere ogni problema per gli utenti.
Infatti i generatori di password tutt’oggi utilizzati non assicurano la totale casualità dei codici creati, che potrebbero essere stati ideati seguendo una sequenza ben definita e che potrebbero essere dunque hackerabili.
Il generatore è formato da un circuito di specchi contro i quali vengono inviati dei fotoni tramite alcuni laser, a cui viene assegnato un valore pari a zero o uno in base alla posizione di arrivo della particella. Questo sistema risulta imprevedibile e casuale proprio perché non si è in grado di prevedere il moto dei fotoni.
Tuttavia, sebbene l’idea sia innovativa e funzionale, l’intero sistema risulta ancora ingombrante e difficile da raffreddare; ciononostante, la tecnologia evolve ogni giorno di più e questa invenzione rappresenta un ulteriore passo verso il futuro.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

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