Pregi e difetti del dividere in categorie

Ultimamente la saga di «Harry Potter» ha ripreso ad andare a mille, soprattutto per i più o meno discutibili e discussi prequel. Una nuova area dell’universo magico, quella americana, si apre a lettori e spettatori di tutto il mondo, con annessa prestigiosa scuola. Si tratta di Ilvermorny che, come Howgarts, possiede una suddivisione in 4 case: «Serpecorno (Horned Serpent), che rappresenta la mente del mago o della strega e favorisce gli studiosi, Tuono Alato (Thunderbird), che rappresenta l’anima e favorisce gli avventurieri, Magicospino (Pukwudgie), che rappresenta il cuore e favorisce i curatori e Wampus, che rappresenta il corpo e favorisce i guerrieri». A parte il riprendere in parte le 4 case di Howgarts, rispettivamente Corvonero, Serperverde, Tassofrasso e Grifondoro, mantiene quest’idea del dividere gli studenti secondo la loro personalità e attitudine, o almeno secondo i tratti prevalenti di esse.

Si potrebbe vedere come un modo per aiutarli nella comprensione di sé e nello sviluppo dei propri talenti o anche come un modo per favorire l’unione di persone simili in modo che in questi gruppi gli studenti si sentano letteralmente a casa. Se è vero, però, che in questo le categorie si dimostrano utili, è altrettanto vero che causano divisioni tra studenti diversi che avrebbero potuto, invece, imparare a convivere. Senza contare che spesso alcuni tratti dell’individuo vengano così lasciati da parte o, ancora, che alcuni studenti non si sentano perfettamente integrati in una casa piuttosto che in un’altra e siano potenzialmente adatti a stare in più di una o in tutte, come nel caso della presidentessa del Macusa (Magico Congresso degli Stati Uniti), Seraphina Picquery, che venne scelta da tutte e 4 le statue rappresentati le case.

Lo stesso Harry Potter si troverà in difficoltà al momento dello smistamento, non volendo finire nella casa considerata dai più come la generatrice dei maghi più cattivi della storia, ovvero Serpeverde.
Inutile dire che pur essendo tutto frutto della fantasia della sua creatrice Joanne Rowling, la saga, le scuole e le diverse case, possono rappresentare in qualche modo anche la nostra realtà o comunque una sua trasposizione.
Un esempio di ciò potrebbero essere i numerosissimi test di personalità disponibili nel web o, magari, l’affidarsi ai segni zodiacali per definire i tratti caratterizzanti una persona. Anche per orientarsi nella scelta della scuola esistono test attitudinali e simili. Non sappiamo quanto effettivamente siano ben ideati e quanto siano affidabili, ma sicuramente molti di noi li trovano piacevoli, visto il loro successo.

Comprendere sé stessi è sempre fonte di curiosità. Quanto, però, queste suddivisioni per categorie possono realmente aiutare? E a quale punto possono diventare non solo limitanti, ma persino pericolose?
Un’altra famosa saga, ancora più incentrata su questo di quella della Rowling, potrebbe dare una risposta. Si tratta di quella di Veronica Roth e in particolare del primo capitolo, Divergent. In esso si vede un distopico futuro post-apocalittico in cui, per riportare l’ordine e ritrovare la pace, gli esseri umani sono divisi in ben 5 fazioni. Il racconto si sviluppa sulla scelta della protagonista, che si scopre poi essere una divergente, ovvero che non si riconosce in nessuna fazione e al contempo in tutte. Si vede come per lei e gli altri divergenti sia importante sviluppare i tratti simbolo di ognuna delle 5 fazioni e come sia difficile doverne scegliere una e mantenere il segreto per non essere etichettati come «pericolosi sovversivi» dalla società. Alla fine di questo primo capitolo gli eventi cominciano a precipitare con il tentativo di una fazione di imporre il proprio controllo e governo sulle altre, utilizzandone peraltro un’altra come esercito di supporto.
Il tutto richiama spaventosamente alcuni episodi storici reali e dovrebbe per questo portare a una riflessione su possibilità, limiti e pericoli della suddivisione in categorie. Sia a livello personale che a livello di società, strettamente collegate in questo tema.

Debora Carolo

Laureata in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale, per ora posso solo sognare di fare la guida turistica, ma questo non mi impedisce di viaggiare alla scoperta della bellezza del mondo e magari anche di custodirla ed esaltarla come possibile. E così, scrivo...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares