Renzilandia: il magico paese dove le imprese prosperano

Matteo Renzi, si sa, esattamente genio non è. Con tutta la stampa ai suoi piedi è riuscito in pochissimo tempo a diventare il politico più odiato d’Italia, incredibilmente più del suo babbo Silvio, visto che, secondo gli ultimi sondaggi, un nuovo partito con a capo Matteo varrebbe circa il 6%. Dopo aver perso il referendum e ogni elezione comunale, ha preso una scoppola epocale pure alle elezioni politiche da cui ancora non sembra essersi ripreso, ma questa è ormai storia. Ci è o ci fa, si chiederà qualcuno? Lo fa apposta, non può essere davvero così, si chiedono le folle. Purtroppo ci è e quindi sperare in un suo rinsavimento sembra pura utopia; sarebbe come sperare che il suo compare zio Silvio faccia improvvisamente gli interessi dello stato e non della mafia, come innumerevoli sentenze fra cui quella Stato-Mafia affermano.

Perché mettere continuamente in parallelismo Silvio e Matteo? Perché si assomigliano. Sempre a braccetto sulla via dei disprezzatori delle classi povere, entrambi fervidi bastian contrari del reddito di cittadinanza; in realtà molto simile ad un super-potenziamento del REI fatto dal PD e simile alle promesse ventennali dello zio Silvio.

L’ultima uscita geniale del mitico Renzi è stata quella di attaccare duramente, almeno se il duramente si applica ad una cernia ubriaca, un’impresa che versa in difficoltà e che non è riuscita a pagare i suoi dipendenti. Si tratta dell’azienda della famiglia Di Battista, gestita da papà Dibba, che come lui stesso ammette versa in condizioni di difficoltà e non riesce a pagare alcuni dipendenti fra cui la sorella di Alessandro. Renzi attacca: «Oggi il Giornale ha scritto che l’azienda di proprietà di Alessandro Di Battista ha problemi con fisco, banche, fornitori e dipendenti. Spero che la notizia sia falsa e che Di Battista possa procedere per diffamazione contro il Giornale (…) Ove ciò non fosse, sono sicuro che Il Fatto Quotidiano dedicherà molto spazio a questa vicenda».

Innanzitutto fa abbastanza ridere che Renzi prenda la notizia dal Giornale, quotidiano di Silvio Berlusconi, questo fa capire ancora una volta come i 2 esseri siano in simbiosi, sempre che il connubio della stampa non lo abbia già fatto capire sul caso Di Maio, che proprio di caso non aveva nulla. Ancora una volta inchiesta partita da un programma di Berlusconi, Le Iene.

Oltre al solito stupido attacco alla stampa che come sempre se lo fa Di Maio è un pericoloso fascista ma se lo fa Renzi è buono e giusto, soprattutto se l’attacco è contro Il Fatto, c’è anche un’involontaria gaffe grossa come una montagna: attaccare una piccola azienda che versa in stato di difficoltà, come migliaia nel nostro paese e dirsi speranzoso, evidentemente per l’onestà di Di Battista, che la notizia sia falsa. Ma perché dovrebbe essere falsa? Non lo sa il buon Matteo che è esattamente lo stato in cui si trovano tantissime aziende Italiane grazie a lui ed ai suoi compari?

Fra l’altro parliamo di un’azienda di un ex esponente politico che ora fa il giornalista. Senza contare che al contrario di Renzi questo esponente politico ha mantenuto la sua promessa di non ricandidarsi alle elezioni 2018 qualora la legislatura sarebbe arrivata al suo termine, quindi anche sul piano della credibilità Di Battista se la gioca facile rispetto ad un Renzi ormai celebre per non mantenere le promesse. Oltre a questo vogliamo ricordare poi i casi come Consip? No, meglio non infierire troppo sul povero Matteo.

Il dato veramente sconcertante della vicenda è che Matteo Renzi non si renda minimamente conto del paese reale attorno a lui. Forse si sveglia la mattina, va alla buvette e vede tutti felici che lavorano; poi si reca in Senato, dove si è candidato anche se lo voleva abolire e in questo circolo vizioso si domanda, con fare alla Macron: «Ma dove sono tutte queste imprese in difficoltà? Io non le vedo! Sarà una fake news del Fatto Quotidiano».

La cosa buona è che su questa strada perderà anche il pochissimo consenso che ha fra gli imprenditori che ora si trovano in difficoltà. Ci possiamo consolare con un buon, scontatissimo, lieto fine.

Emanuele Stevani

Sono Emanuele, classe '95, appassionato lettore sia di libri che di articoli di giornale trattanti attualità e politica

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