Mi chiamo Danilo e faccio casini

Danilo Toninelli. Celebre la sua espressione concentrata che potrebbe avere il titolo «Mi chiamo Danilo e risolvo problemi», e ormai leggendaria la serissima lettera che i suoi legali hanno mandato al Fatto Quotidiano per rispondere a una vignetta satirica di Mario Natangelo. 

Se non avesse deciso di fare prima il parlamentare e poi il ministro, Toninelli sarebbe un uomo dal multiforme ingegno adatto a varie circostanze. Avrebbe potuto fare il fermaporte, il fermalibri, il cartello stradale. Tante cose la cui natura gli avrebbe imposto di rimanere fermo. È proprio questo il problema di Toninelli: ogni volta che si muove, scoppia un casino. Per la prima Giornata per la prevenzione Antisismica il ministro (a sua insaputa) ha coniato lo slogan «Diamoci una scossa», e in tanti si saranno grattati.

Ma elencare le toninellate sarebbe sforzo vano. Il Nostro seguita a produrne con passione ed è obiettivamente difficile stargli al passo. Se persino il padre nobile dei 5 Stelle, Beppe Grillo, ha detto che attaccare Toninelli è come «sparare sulla Croce Rossa», c’è davvero qualcosa che non va. Non bastassero le divergenze tra Lega e M5S, a mettere a repentaglio la vita di questo governo, il buon Danilo si mette con grande operosità a minare la credibilità del Movimento. 

Ma non lo fa certo apposta, per carità, lungi da noi insinuare che Toninelli possa partorire pensieri tanto complessi. Nella lettera in risposta alla vignetta di Natangelo, il suo legale fa presente il ministro «riceve, da tempo, una serie di offese virulente e ingiustificate» e che è «ormai intuibile che lo scopo dei violenti e deliberati attacchi di cui è oggetto il sen. Toninelli sia quello di realizzare un contesto di odio e ostilità per delegittimarlo». Ci dispiace per l’avvocato del ministro, però se da una parte la satira e gli attacchi colpiscono sempre (o almeno dovrebbero farlo) il potere, dall’altra è con grande franchezza che confidiamo a Toninelli una cosa a cui forse non ha pensato: nessuno vuole creare un contesto di odio e ostilità, è semplicemente il ministro che fa di tutto per attrarre gli sberleffi su di sé. 

Gli esempi da fare sono così tanti da invitare il premier Giuseppe Conte a mandare Toninelli al ministero delle Gaffe. Dal fantomatico «tunnel del Brennero», utilizzato da «tanti imprenditori», quando invece è un valico; alla foto con didascalia «Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere», poi cancellata, quando si parlava di concessioni. Per non parlare della foto in cui appare sorridente vicino a Bruno Vespa con il plastico del ponte Morandi di Genova. 

Essendo estremamente rispettoso della figura istituzionale del ministro delle Gaffe, mi fermo qui. Non vorrei mai contribuire a «realizzare un contesto di odio e ostilità». Queste modeste righe, ci teniamo a precisarlo, non sono «offese virulente e ingiustificate», bensì – molto più semplicemente – un commento di fatti che si commentano già da soli, in piena concordanza con la posizione del sottoscritto. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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