Siamo contagiati dal berlusconismo

Silvio Berlusconi sopravviverà a Silvio Berlusconi. L’ex Cavaliere, notoriamente tutt’altro che modesto, potrebbe gioire se malauguratamente leggesse queste righe. Ma il senso di questo incipit è duplice: da una parte l’Uomo di Arcore nostro malgrado entrerà nella Storia di questo Paese, dall’altra è evidente che la sua celeberrima «discesa in campo» ha definitivamente cambiato lo scenario politico italiano. In peggio, aggiungiamo noi.

Se nel lontano 1994 Berlusconi ha fatto il buono e il cattivo tempo vincendo le elezioni contro un centrosinistra che proponeva Achille Occhetto e la sua «gioiosa macchina da guerra». Un distacco di 3 milioni e passa di voti è stata la sentenza delle urne. Se nel 1994, dicevamo, non c’era partita, negli ultimi 25 anni tutta la politica ha – volente o nolente – seguito il verbo di Arcore. L’apparenza è diventata preponderante rispetto alla sostanza, le promesse non devono più essere mantenute e possono eventualmente essere riciclate alle elezioni successive. Ma, soprattutto, in politica è stata sdoganata qualsiasi cosa. Il culmine di questo percorso lo abbiamo visto tra il 2014 e il 2016, con il governo Renzi, tanto che quando è arrivato il ben più elegante Gentiloni in tanti si sono stupiti della sua «pacatezza».

Gli ultimi frutti del berlusconismo li vediamo in questi mesi. Anche il governo Conte, che con l’ex Cavaliere non ha nulla a che fare, subisce gli effetti della bizzarria politica italiana degli ultimi 25 anni. Il presidente del Consiglio viene tacciato di inettitudine, poca capacità e servilismo nei confronti dei due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini solo perché non vive in quella eterna campagna elettorale che ci accompagna da parecchi anni. Se i leader dei 5 Stelle e della Lega sparano grosso per non mostrare il fianco alle critiche, Conte fa – e non entriamo nel merito di ciò che fa – ma non appare.

Un ulteriore frutto del berlusconismo, seppur in linea con la peggiore tradizione politica democristiana, è la sottovalutazione dell’opposizione, fino alla sua criminalizzazione. Certo, fino a tangentopoli eravamo abituati ad avere più o meno sempre la Dc al potere, ma l’Uomo di Arcore è arrivato ad attaccare le opposizioni in quanto tali. Anche chi non ha buona memoria si ricorderà le fatwa contro i «comunisti», tanto per fare un esempio. E il risultato di questa cura deleteria è sotto gli occhi di tutti: il governo e i suoi sostenitori godono del fatto di non avere nessuno a bilanciare il proprio potere, i partiti di minoranza, invece, ignorando il concetto di opposizione politica pensano che il loro ruolo sia quello di sbeffeggiare in modo a volte sensato e a volte gratuito l’esecutivo, invece di proporre un’alternativa.

Il berlusconismo sopravviverà a Berlusconi, perché è un morbo che ci ha colpiti e contagiati senza che noi ce ne accorgessimo. Non ci indigniamo per questioni che farebbero rizzare i capelli a qualunque cittadino di una democrazia degna di questo nome, troviamo normale il ruolo di non-opposizione della minoranza parlamentare e pensiamo che in politica tutto sia lecito. Chi scrive non riesce a pensare a una possibile cura a tutto questo. Se il lettore ha idee, è invitato a condividerle con noi.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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