-24: Sanremo 2019 è già un tormentone politico

-24 giorni. Pasciuti fin da piccini nell’incanto della melodia nazionale, gli italiani coraggiosi stavano ancora aspettando che gloriosamente aperto fosse il sipario sulla riviera ligure, ma Sanremo 2019 (e chi lo dirige) ha voluto attraccare impetuosamente prima del previsto, quando una quieta conferenza stampa adibita alle mielose domande, ai contrasti comici, alla presentazione della consueta liturgia, si è trasformata, grazie al filtro della mostruosa televisione politica, in un infernale agone fra giganti mediatici. Muri, acque, migranti sono le parole che sgorgano come fiotti dalle corde di Claudio Baglioni ed è subito musica nelle orecchie per gli oppositori del nuovo impianto governativo, sebbene le parole di chi cinguetta per inveire, «Non si può pensare di risolvere il problema di milioni di persone evitando lo sbarco di quaranta-cinquanta persone», rappresentino ciò che la linea Conte ha voluto dimostrare con un complesso ma vittorioso carteggio diplomatico, che ha riunito i leader dei maggiori Paesi UE, che ha permesso il superamento dello stallo, che ha definitivamente inserito l’Italia nei Paesi che contribuiscono pienamente alla gestione della questione, che ha predisposto le basi per un importante dialogo sulla gestione dei flussi migratori, che ha finalmente incluso nell’epocale dibattito la costruzione di un «Piano Marshall» per l’Africa.

Il redivivo Salvini, tornato ad impiastrare sgraziatamente sulla vile tastiera dopo pericolosi giorni di bonaccia, dopo aver clamorosamente ceduto al successo diplomatico siglato Conte-Di Maio, squassa i timpani degli avviliti spettatori italiani, con una magistrale sinfonia: «Baglioni? Canta che ti passa, lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo». Puristi del linguaggio, cultori della moderazione, fedeli alla carità, si prostrano ai piedi di Baglioni sorvolatore delle onde, camionisti della lordura, frequentatori di pogrom, fascisti reazionari inseguono amabilmente il barcone di Salvini regnante, stando a quanto narra il feuilleton monocorde della stonata informazione italiana.

Nel fondale acquoso di uno schermo piatto, le note si rincorrono e la stampa registra a secchiate repliche, commenti, volute divagazioni, fino a quando il contrasto s’infittisce irrimediabilmente; Teresa De Santis, storica vicedirettrice della rete ammiraglia, attuale numero uno di Rai Uno, sembra fulminare il sentiero di Claudio Baglioni verso l’edizione numero 70 della kermesse sanremese. Anche i silenti insorgono.
Con Michele Anzaldi, infatti, il PD s’immerge a capofitto in un dolce oceano avvelenato e tuona: «Mai si era assistito ad un caso del genere, con l’annuncio di epurazione del direttore artistico del Festival prima ancora che il Festival abbia inizio».
Il PD e gli intenditori dell’ immigrazionismo di massa stendono presto uno sconvolgente ritratto su Teresa De Santis, donna incagliata fin dalla giovane età nelle maglie della politica, prima da seguace dalemiana, poi da vestale leghista, ma, per quanto irrevocabilmente accostabile all’universo verde, certamente non colpevole di aver bandito la discussa epurazione, giacché eseguibile soltanto con la rescissione di un contratto, quello che affiderà la conduzione di Sanremo 2020, che ad oggi non esiste, certamente non accusabile, sulla base di prove assenti, di esser stata spronata al rimprovero del cantautore romano, sotto le testuali indicazioni del vicepremier Salvini.

È Sanremo 2019, il festival della musica italiana capace di unire gli italiani di tutte le città e di tutte le reti, invece, a costituire una realtà imminente, un’edizione da plasmare con il cesello, da predisporre al viaggio di inaugurazione verso la speranza di un porto colmo di appassionati e le imprudenti derive del suo direttore artistico, troppo attento a chiosare sui dilemmi politici che traviano la serenità del pubblico nazionale, rischiano di scaraventare la più importante operazione televisiva dell’anno in un naufragio di sventure. Il fulminante intervento della rematrice di Rai Uno, allertata dall’inappropriata diversione politica, ambisce, dunque, a riportare la nave sanremese nelle acque della musica nazionale, perché, come abilmente chiarito dalla stessa «Sono solo canzonette, o almeno dovrebbero esserlo, una settimana di grande cerimonia di svago e spettacolo nazionale. Invece, non solo per responsabilità di Claudio Baglioni, sono state trasformate nel solito comizio».
Quanto è brutta la musica guerriera che risuona dal fondale delle menzogne.

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