La Festa

Per la prima volta ho indossato un abito scuro. Di quel modo di vestire nulla era comodo. Le scarpe, nere e lucenti, erano talmente dure che dopo pochi passi desideravo liberarmene. Il pantalone, del medesimo colore, riduceva consistentemente la mia mobilità; potevo solo camminare e lentamente. La giacca, anch’essa nera, la camicia bianca stringevano il torace e rendevano gli arti superiori assolutamente inservibili. Per la prima volta mi è stata fatta portare una cravatta. Al momento della stretta del nodo ho pensato mi stessero strangolando. Combinato a quel modo ho dovuto recarmi ad una festa ospitata presso un attico di Via Margutta in Roma.

Arrivato sul posto, nel vedere quel che ho visto, ho dimenticato il senso di costrizione. Altissimi soffitti, archi, colonne, decorazioni in oro, splendente marmo in guisa di scale che portano in una suggestiva loggia per nulla illuminata e da dove si poteva scorgere tutta l’attività dei convenuti. Questi ultimi erano, senza dubbio, più eleganti e appariscenti di me. Però, nella mia memoria tutti questi dettagli iniziano a scolorire e a sfuocarsi. Ben ricordo ancora che nella loggia, con la spalla sinistra appoggiata su di una colonna, v’era una donna intenta, per l’appunto, a scrutare noi tutti. Ho calpestato il marmo splendente per cercare un piacevole passatempo in attesa di compiere ciò per cui mi trovavo in quel luogo assia lontano da me. Dovevo ancora salire l’ultimo gradino quando ho sentito distintamente il suono dei tacchi sul pavimento e subito la sua voce:

« Fermati! Devi fare ancora molta strada prima di salire lungo questa scalinata. Queste feste sono di una noia mortale. Sono più di trenta anni che tutto questo si ripete. Noi convochiamo e loro vengono. Sembrano tutti distinti ma, in realtà, sono tutti dei mendicanti. Hanno soldi e privilegi ma non sono mai soddisfatti. Entrano qui con il cappello in mano domandando protezione, soldi, potere, referenze, raccomandazioni. Abbiamo sempre accontentato tutti per avere ciò che nessuno di voi avrà mai. Il potere, infatti, altro non è che avere la possibilità di determinare un cambiamento concreto. Affinché qualcosa accada o non accada è sufficiente un nostro gesto, una nostra parola. Fai un gioco, inizia a scrutare la festa come facevo io fino al tuo arrivo. Sarai divertito e spaventato. Ti fornirò l’identità di tre persone e della nostra volontà di far accadere alcune cose tramite loro.

C’è un uomo che passeggia baldanzoso tenendo sotto braccio due seducenti signorine, non so neppure se siano maggiorenni. Lui si sente al vertice della piramide ed in effetti così può sembrare. E’ il responsabile delle relazioni esterne di uno dei più noti social network. In realtà è una nostra pedina. La sua posizione professionale la deve esclusivamente a noi. Per anni non abbiamo riscosso il credito che avevamo ma è giunto il momento della svolta negli Stati Uniti d’America. Dobbiamo trafugare dati di milioni di utenti e causare uno shock elettorale. Il nostro giovane e baldanzoso amico sarà la nostra backdoor. Grazie a lui conosceremo i desideri e le paure più recondite di milioni di elettori americani. Con quella mole di dati innescheremo una serie di eventi. Ora, osserva quel’anziano signore seduto davanti al camino. E’ un professore universitario al quale daremo mandato di rendere pubblici dati, manopolati e e o autentici, con il fine di causare il crollo di popolarità ed elettorale di tutti gli attuali leader del mondo occidentale. È la persona giusta perché è in grando di attivare organizzazioni come Anonymous, Wikileaks. Infine, appartati sulla destra, vidi mio padre e un promettente avvocato. Presto questa famiglia farà dell’avvocato un Presidente del Consiglio perché quello che stiamo facendo negli USA avrà delle conseguenze in Italia. Ti starai domandando il perché sei qui e tante altre cose. Mio padre ti risponderà. Mi auguro solo che tu possa fuggire da tutto questo. Ora scendi le scale se vuoi le tue risposte».

Non ho esistato un solo istante. Non ho fatto in tempo a scendere l’ultimo gradino mentre ho iniziato ad ascoltare altre parole dalla penombra: «Giulia, mia figlia, prova piacere nell’inquietare i miei amici. Al contrario, io sono molto pragmatico ed ho molte altre mani da stringere questa sera. Quindi, ti chiedo solo di andare nel bagno in fondo al corridoio davanti a noi. Sotto il lavabo troverai un piego chiuso. Ti chiedo solo di prendere visione del contenuto. Ci vedremo presto e salutami Greta». Dentro la busta nel bagno ho trovato una fotografia. Sul retro di questa una sola indicazione, scritta in stampatello maiuscolo: «SEGUILO». Chi abitava in Via Margutta? Chi erano Giulia e suo padre? Perchè dovevo pedinare un notissimo giornalista?

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