Sulla Luna c’è vita, ma (per ora) breve

Si è sempre pensato che potesse esistere la vita in un altro pianeta e da sempre si è teorizzato che la vastità potesse custodire l’avvento di entità oscure e mostri.
Ora potrebbe arrivare direttamente dallo spazio la prova della vita extraterrestre, anche se forse non è esattamente nella forma che era stata prevista.

Il 15 gennaio gli scienziati hanno dichiarato di essere riusciti a far germogliare del cotone nella parte nascosta della Luna.
L’esperimento era approdato nel corpo celeste il 3 gennaio per mezzo di un piccolo robot di matrice cinese chiamato Yutu 2, che tradotto in italiano significa «coniglietto lunare».
Il progetto è nato come una conseguenza dell’analisi lunare portata a termine dalla missione cinese Chang’e 3, che tramite un robot chiamato Yutu, ovvero la versione precedente del veicolo tutt’ora utilizzato sulla luna.
Infatti, mentre nella missione precedente gli scienziati si erano concentrati ad analizzare il suolo di quella parte lunare illuminata dalla luce, ora l’obiettivo è quello di studiare la parte finora inesplorata del corpo celeste. Il nuovo robot, che rispetto al precedente è stato migliorato per poter affrontare salite con una pendenza fino a 20°, ha il compito di analizzare il terreno appartenente alla faccia nascosta della Luna, e in particolare è stato realizzato per studiare il suolo di un cratere generato probabilmente da una collisione risalente alla nascita del corpo celeste che potrebbe aver portato alla luce rocce più profonde e significative.

La cosa interessante sta nello scoprire che lo stesso piccolo robot è stato inviato fino alla Luna per condurre anche un esperimento biologico. Yutu 2 infatti conteneva all’interno di un contenitore di alluminio acqua, terra ed aria assieme ad alcuni semi di cotone, colza, patate, alcune uova appartenenti alla mosca della frutta e alcuni lieviti. lo scopo era quello di riuscire a fare germogliare uova e semi nelle condizioni estreme della Luna che presenta periodi di luce lunghi 27 giorni e un cambio repentino a periodi di buio che durano due settimane a temperature pari ai -170°.
L’esperimento ha prodotto un risultato affermativo portando alla crescita di un germoglio di cotone nella giornata dell’8 gennaio, grazie ad una creazione di una mini-biosfera a temperatura controllata, tuttavia la temperatura troppo alta della Luna ha condizionato l’esperimento, che ha prodotto solamente la crescita di alcuni germogli di cotone. 
Purtroppo, la prova ha trovato un suo termine al raggiungimento della notte; il buio, infatti, ha fatto disattivare i pannelli solari di Yutu 2 e le condizioni impossibili legate all’oscurità hanno portato alla morte dei germogli appena nati.

Tuttavia, tutto ciò era stato previsto e lo scopo dell’esperimento è stato quello di provare a studiare come far crescere un organismo vivente in un altro pianeta, nella speranza di poter creare un giorno, forse, una base lunare a portata di uomo. Dunque, tra qualche tempo sarà possibile veder crescere la vita in un altro pianeta e sarà possibile immaginare un astronauta delle fattezze di Matt Damon, che sopravvive cercando di crescere dei germogli sulla Luna, come già fantasticato dagli avveniristici creatori di The Martian.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares