Lo scontro generazionale si può attenuare?

Quando si dice: «Eh, ai miei tempi» oppure «Eh, non ci sono più (inserire qualsivoglia cosa o addirittura persona) di una volta» e anche frasi come «alla tua età saltavo i fossi per lungo». Con queste si comunica una certa superiorità ad un’altra epoca, solitamente quella in cui la persona che parla era giovane. Un senso di nostalgia emana direttamente dalle parole del comunicatore e si trasforma in un confronto e poi una critica verso la controparte attuale, che non riesce nemmeno ad eguagliare la grandezza della sua versione passata, o almeno così sembra a chi lo dice. Nascendo da un’emozione umana travolgente come la nostalgia, il giudizio probabilmente non è molto oggettivo, ma la frase può comunque pesare sugli ascoltatori della nuova generazione. A questo punto, non sentendosi all’altezza, questi possono tentare di dimostrare il contrario o deprimersi perché forse è davvero così, o magari entrambe. É solo un commento in fin dei conti, a cui si potrebbe non dare grossa importanza, eppure a forza di ripeterlo si può insinuare nell’inconscio delle persone, provocando un certo risentimento.

Questa è solo una delle tante situazioni che possono frapporre generazioni diverse, causando divisione invece che la preziosa trasmissione di insegnamenti. Si tratta di modalità sottili abbastanza da passare inosservate e che per questo sono difficili da individuare come causa di molti altri problemi. Inoltre, si corre il rischio di incolpare una generazione per rafforzare l’altra, senza rendersi conto che è proprio questo il motore di quel vortice di violenza generazionale che si può così espandere potenzialmente all’infinito. Questo perché ogni generazione può giustificare il proprio comportamento dicendo che era lo stesso tenuto dalla precedente.

Un chiaro esempio di ciò sono le più o meno violente punizioni corporali, spesso ritenute l’unico modo per farsi rispettare o per intervenire in momenti difficili o addirittura disperati (almeno apparentemente…ma questo è un altro discorso). La motivazione addotta è: «Ma con me ha funzionato»; oppure: «Con questo metodo sono venuto su bene» e simili affermazioni che traducono l’idea che se il metodo dei propri genitori, per quanto magari a suo tempo odiato, ha portato a crescere e comportarsi educatamente probabilmente va ripetuto. É praticamente una cieca vendetta di cui ci si rende conto molto poco e che non tiene conto del fatto che se si arriva a ricorrere a metodi violenti per affermare la propria autorità, allora forse non si è stati davvero educati così bene. Ovviamente non si tratta di qualcosa di semplice, forse risulta addirittura difficile da concepire, dopo il continuo susseguirsi e affermarsi per secoli di metodi primitivi e ispirati alla giungla selvatica che era la vita dei nostri antenati, in cui se non mangi vieni mangiato e, riportato al presente, se non freghi vieni fregato.

Ipotizziamo, però, per un momento, di riuscire a interrompere questo perpetuarsi, implementando, magari anche con iniziale fatica, i ragionamenti e l’apertura del cuore verso l’altro, nel tentativo di comprendersi ed arrivare a soluzioni condivisibili da entrambe le parti. Perché, effettivamente, esistono due parti, esistono persone di età diverse e con esperienze differenti e siamo, senza dubbio, degli animali, per quanto la nostra società e il nostro corpo possano essersi evoluti. Allora, sfruttiamo quel che di buono ci arriva da questo. I giovani hanno la mente più fresca e meno esperienza? Gli anziani l’opposto? Allora facciamo sì che l’esperienza diventi un tesoro da studiare e non una tradizione imposta e che la mente giovane ne possa trarre ispirazioni per far evolvere la specie umana, come ogni altra specie è chiamata a fare in natura.

Debora Carolo

Laureata in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale, per ora posso solo sognare di fare la guida turistica, ma questo non mi impedisce di viaggiare alla scoperta della bellezza del mondo e magari anche di custodirla ed esaltarla come possibile. E così, scrivo...

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