Il Franco CFA è solo uno dei tanti problemi africani

Il tema Franco CFA è stato aperto da Luigi Di Maio, sostenendo che la Francia: «Prima ci fa la morale, poi continua a finanziare il debito pubblico con i soldi con cui sfrutta l’Africa». A rincarare la dose ci ha pensato poco dopo Di Battista, affermando che è necessario affrontare il tema della sovranità monetaria in Africa.

È sicuramente vero che il vincolo del Franco CFA non è l’unico problema del continente africano e che i famosi e odiatissimi profughi non provengono solamente dai paesi nei quali è in vigore questa valuta, tant’è che i dati forniti dal Viminale dicono che i primi tre stati di provenienza dei migranti sono la Tunisia, l’Eritrea e l’Iraq, ma resta il fatto che la Francia ha una fortissima (se non determinante) influenza nell’economia di una grossa fetta del continente africano.

Gli stati occidentali attuano da sempre una politica coloniale o, per meglio dire, neocoloniale. Il continente africano è una ricchissima torta divisa un po’ tra tutti: dagli Stati Uniti, alla Cina, passando per i paesi europei (Francia, Inghilterra e l’Italia stessa).
Laddove ci sono interessi l’Occidente è presente, infangandosi le mani, esportando a proprio uso e consumo la democrazia, destituendo presidenti e scegliendo i leader amici, usurpando i territori, sottraendo le materie prime, favorendo corruzione e sfruttamento.
Se una volta per colonizzare un paese era necessario l’esercito, oggi non è più così (non sempre, almeno). In Iraq e in Afghanistan è occorso intervenire militarmente, così come in Libia, con i risultati che tutti vediamo: paesi devastati e instabili, dai quali non si può fare altro che fuggire.

Un altro esempio molto meno conosciuto è quello del presidente della Costa d’Avorio, Laurent Gbagbo, contro il quale la Francia sovvenzionò una ribellione, facendo in modo di fare cadere il governo che voleva uscire dal franco CFA.
Senza poi dimenticarci degli interessi delle multinazionali, anche italiane (vedi Eni), che fanno i migliori affari sulla pelle del popolo africano. Alcune di queste multinazionali sono già state condannate per i loro saccheggi.

Il franco CFA è una moneta nata nel 1945 che la Francia ha messo a disposizione per «garantire una stabilità finanziaria». È del tutto evidente che, nonostante l’adesione a questa moneta sia volontaria (almeno sulla carta), lo sviluppo economico dei 14 paesi che la utilizzano è strettamente vincolato alle direttive del governo francese; è impensabile credere, anche solo per un secondo, che i francesi non mettano mano all’economia di questi paesi.
L’attivista anti-caporalato, Yvan Sagnet, si accoda a Di Battista e Di Maio affermando che «hanno sollevato una questione cruciale per l’Africa» e che «il tema della sovranità monetaria è uno dei più sentiti dalla gioventù africana, anche se è solo una delle molteplici forme dello sfruttamento da parte dell’Occidente».

Il problema del Franco CFA è uno tra i tanti del continente nero, non certamente il solo. Il principale problema dell’Africa è l’Occidente che, con ogni modo e ogni mezzo, ne gestisce l’economia e lo sviluppo.

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