Daniele Luttazzi, perché fu allontanato dalla TV?

«Io mi ricordo collette di natale, campi di grano ai lati della provinciale. Il tragico Fantozzi, la satira sociale, oggi cerco Luttazzi e non lo trovo sul canale». Così comincia il tredicesimo brano dell’ultimo album degli Articolo 31, l’«Italiano Medio». L’abbiamo cantato tutti decine di volte, ma chi è il famoso Luttazzi della canzone cui fa riferimento l’attuale J-AX? Ma soprattutto, perché nel 2003 non lo trova in un canale?

Daniele Fabbri, in arte Daniele Luttazzi, dopo la Laurea in medicina nel 1988, cominciò a scrivere e a recitare nei cabaret alcuni monologhi comici. La prima presenza nella Rai la fece nel programma DOC grazie a Renzo Arbore.
La prima censura a danni di Luttazzi arrivò nel 1989, nel programma «Fate il vostro gioco», a causa di una battuta sul Partito Socialista (sorte analoga a Grillo) «Mio padre è un pervertito, l’ho ripreso al telefono che parlava con un amico americano, contrattava l’affitto di una bambina messicana. Chiedeva: posso fare quello che voglio, anche iscriverla al Partito Socialista?» E come Grillo, anche lui fu allontanato dalla Rai.
Agli occhi degli spettatori televisivi Luttazzi cominciò ad essere conosciuto tra il 1994 e il 1995 grazie a Rai3 con il programma «Magazine 3». Infine, raggiunse la popolarità grazie a «Mai dire gol» tra il 1996 e il 1998.
Un’ulteriore censura, la terza, arrivò dal programma «Italia 1», durante l’intervista a Claudio Martelli. Ad una domanda di Luttazzi fu tagliata una parte della risposta di Martelli, che diceva: «Berlusconi non è un politico, è un piazzista». Purtroppo, a causa del contratto, Luttazzi non potè andarsene e l’anno successivo non fu riconfermato come conduttore.

Nel 2001 Luttazzi condusse il programma «Satyricon» con cadenza settimanale in seconda serata su Rai2. In seguito all’intervista a Marco Travaglio, Carlo Freccero dovette chiudere il programma perché l’allora Presidente del Consiglio Berlusconi, di Fininvest, di Mediaset e di Forza Italia lo querelarono per diffamazione chiedendogli 41 miliardi di vecchie lire. Dopo questo evento arrivò l’«Editto Bulgaro»  (la quarta censura per il comico), dell’ex Cavaliere, che accusò, oltre a lui, i giornalisti Santoro e Biagi di utilizzare la televisione di Stato in modo criminoso. Così i tre programmi sparirono dai palinsesti della Rai. Successivamente, Luttazzi vinse le cause contro Berlusconi, Mediaset, Forza Italia e Fininvest, ma da allora non ha più messo piede nella televisione Pubblica.
Qui arriviamo al 2003, quando uscì l’album degli «Articolo 31» e Luttazzi già non lo si trovava in TV.

Con il passare degli anni il comico subì altre censure, come quella durante la trasmissione «Cinquanta» di Pippo Baudo; molti furono quelli che cercarono di non farlo parlare durante i programmi attraverso interviste in differita probabilmente già pronte per la censura, come fece Giovanni Floris a Ballarò e Luttazzi rifiutò.
Una giustificazione a questi atti ce la espone lo stesso Luttazzi: «La satira dà fastidio perché esprime un giudizio sui fatti, addossando responsabilità». Per capire la personalità del comico basta leggere la risposta che diede alla rete Sky quando gli chiesero di creare un nuovo canale chiamato «Comedy»: «Proposi un TG satirico. Mi chiesero come avrei reagito se avessero tagliato al montaggio qualche battuta. Gli risposi che il contratto non glielo avrebbe permesso. Sono spariti».

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