Senza strategia internazionale, l’Italia a rischio caos

Lo spostamento di Paolo Savona dal ministero per gli affari europei alla presidenza della Consob appare una mossa enigmatica difficile da decifrare. Si sono fatte diverse ipotesi del tutto inconciliabili: c’è chi ha parlato di una mossa voluta dallo stesso ministro al fine di uscire, senza dover dare le dimissioni, da un governo di cui non condivideva le misure economiche; c’è chi ha parlato di un colpo europeista dell’asse Conte-Mattarella-Draghi al fine di eliminare un pericoloso riformatore; c’è chi ancora ha parlato di un doppio gioco sovranista. Ancora una volta, questo governo non sembra far trasparire una gran fiducia.

La politica estera è altrettanto confusa. Se di un discreto successo si è potuto parlare per la conferenza palermitana sulla Libia di questo autunno, ora invece le cose appaiono più ingarbugliate. L’unico nemico sicuro sembra la Francia di Macron, ma ci sono delle contraddizioni. Pensiamo al Tav. I 5 stelle hanno portato l’analisi costi-benefici al Ministro dei Trasporti francese, tuttavia,  se già era difficile convincere il governo transalpino allo stop dell’opera in una situazione di normali rapporti, diventa una missione quasi impossibile dopo aver attaccato il governo francese su più fronti: sia con le uscite sul Franco CFA, giuste sul piano morale (ovviamente difeso a spada tratta dall’intero sistema mediatico salvo la nuova Rai 2 di Freccero), ma totalmente inutili a livello politico se non per raccattare qualche voto all’europee; sia cercando un contatto con i cosiddetti leader dei gilet gialli da parte di Di Maio.

Il punto è questo: non si capisce se l’Italia voglia mantenere una salda alleanza con le potenze europee come la Germania, forse al fine di ottenere una revisione di alcune regole europee (in questo caso sarebbe una politica di relativa continuità coi governi precedenti, fatta salva una maggiore risolutezza e meno arrendevolezza nelle trattative); oppure, se voglia rinsaldare la tradizionale alleanza con gli Stati Uniti con un obiettivo antitedesco, dato che la Germania e, di conseguenza l’Europa intera, sta esportando deflazione in tutto il mondo. In questo caso  la simpatia di Trump per il presidente Conte gioca a nostro favore. Un indizio importante che sembrava far propendere per questa  seconda alleanza  con gli USA è stato il  sì alla TAP decisa dal premier nonostante le promesse grilline di bloccarla.

Altri elementi risultano, però, discordanti: la neutralità italiana nei confronti del caso venezuelano, nonostante il posizionamento di tutta Europa verso Guaidò e soprattutto nonostante il roboante appello di Trump a schierarsi contro Maduro. Si tratta di una posizione del tutto inutile politicamente che non porterà da nessuna parte e che rischia di isolare l’Italia. Altro elemento non secondario: l’acquisto degli F-35. In campagna elettorale si era detto di non volerli più acquistar, ma ciò pare davvero difficile se si vuole mantenere un rapporto di vera, strategica alleanza con gli Stati Uniti.

Dobbiamo sperare che questi signori non improvvisino, ma abbiano una determinata strategia, non importa in quale direzione essa vada. O sarà il caos.

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