Il bacio del potere

Chi abitava in Via Margutta? Chi erano Giulia e suo padre? Perché dovevo pedinare un notissimo giornalista.
Queste domande continuavano a ossessionarmi e, ogni volta che provavo a rivolgerle a Greta, si finiva a parlare d’altro. Di cose di cui parlare ce ne erano tante, soprattutto fra di noi attori inconsapevoli del Grande Gioco della Storia. Dopo la festa di Via Margutta, però, si parlava soprattutto del successivo obiettivo: Alberto Alberti. Questo era il nome del giornalista che avrei dovuto seguire.

La prima fase del lavoro è consistita nella raccolta di informazioni. Alberto Alberti è nato a Napoli il 12.04.1974. La sua carriera giornalistica si è svolta quasi integralmente nel giornale edito da una notissima famiglia di industriali del nord. Tale contesto, in prima analisi, è stato accantonato. L’elemento su cui io e Greta ci siamo concentrati sono stati i suoi recenti articoli. Questi erano tutti incentrati a seguire gli sviluppi delle imminenti elezioni comunali di Torino. Dal contenuto e dal tono dei suoi scritti avevamo colto una distaccata simpatia nei confronti di una giovane candidata all’illustra carica di Primo Cittadino. La candidatura della giovane Serena A.,così si chiamava, era sostenuta da una lista civica. L’animatore di questo nuovo movimento civico era una vecchia gloria della musica popolare italiana, ormai ai margini: Piero Ganci. Dovevamo scoprire, dunque, quali erano le ragioni dell’interessamento da parte dell’Alberti. Infatti, l’ossessione del giornalista era sproporzionata rispetto al consenso di cui godeva detto movimento. Prima di altri, Alberti aveva colto la portata dirompente dei temi trattati da Piero Ganci: Ambiente; Giustizia; Stato sociale; Trasporti pubblici; Tecnologia. Da qui ha iniziato a seguire i candidati nelle varie competizioni elettorali comunali e, in particolare modo, Serena A.

Io e Greta avevamo deciso di dividerci il lavoro. Sarei rimasto a Roma ad approfondire la figura del Ganci, mentre lei sarebbe partita alla volta di Torino. Così, ho passato intere giornate a studiare per stendere un profilo del fondatore. Fra i tanti materiali raccolti le seguenti parole mi hanno sorpreso in ragione della mia appartenenza: «Cercavamo una porta per uscire. Eravamo prigionieri del buio. Pensavamo di non farcela. Ci avevano detto che le finestre e le porte erano murate. Che non esisteva un’uscita. Poi abbiamo sentito un flusso di parole e di pensieri che veniva da chissà dove. Da fuori. Da dentro. Dalla Rete, dalle piazze. Erano parole di pace, ma allo stesso tempo parole guerriere. Le abbiamo usate come torce nel buio, come chiavi da girare nella serratura per andare altrove, in posti sconosciuti, verso noi stessi. E ora siamo fuori, siamo usciti nella luce e non ci siamo ancora del tutto abituati. Stringiamo gli occhi e, anche se sappiamo che stiamo percorrendo l’unica via possibile, abbiamo qualche timore, ed è normale. Quello che sta succedendo ora in Italia non è mai successo prima nella storia delle democrazie moderne. Una rivoluzione democratica, non violenta, che sradica i poteri, che rovescia le piramidi. Il cittadino che si fa Stato ed entra in Parlamento in soli tre anni. Abbiamo capito che eravamo noi quella porta chiusa, che le parole guerriere erano da tempo dentro di noi, ma non volevano venire fuori, pensavamo di essere soli e invece eravamo moltitudine. E adesso siamo sorpresi che così tante persone a noi del tutto sconosciute avessero i nostri stessi pensieri, le nostre speranze, le nostre angosce. Ci siamo finalmente riconosciuti uno nell’altro e abbiamo condiviso parole guerriere. Parole che erano state abbandonate da tempo, di cui si era perso il significato, sono diventate delle armi potenti che abbiamo usato per cambiare tutto, per ribaltare una realtà artificiale dove la finanza era economia, la menzogna era verità, la guerra era pace, la dittatura era democrazia. Parole guerriere dal suono nuovo e allo stesso tempo antichissimo, come comunità, onestà, partecipazione, solidarietà, sostenibilità si sono propagate come un’onda di tuono e sono arrivate ovunque annientando la vecchia politica. Siamo diventati consapevoli della realtà. Sappiamo che possiamo contare solo sulle nostre forze, che il Paese è in macerie e che quello che ci aspetta sarà un periodo molto difficile, ci saranno tensioni, problemi, conflitti, ma la via è tracciata. L’abbiamo trovata questa via e ci porta verso il futuro, un futuro forse più povero, ma vero, concreto, solidale e felice. C’è una nuova Italia che ci aspetta. Sarà bellissimo farne parte».

Mentre leggevo queste parole, la mia mente viaggiava al giorno della prestazione del mio giuramento in favore di Heliopolis. Era come se sentissi che Piero Ganci avesse anche lui prestato lo stesso giuramento. Mentre tale suggestione cresceva in me, ho sentito il suono del mio telefono. Greta mi aveva inoltrato un’immagine. Scaricato il file ho visto Alberto Alberti e Serena A. stretti in un abbraccio e congiunti da un bacio ebbro di passione.

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