Il libero arbitrio è solo un’illusione?

Ogni essere umano sente di avere il pieno controllo delle proprie azioni. Ma come avviene esattamente il passaggio dalla volontà all’atto? È davvero la coscienza del soggetto ad attivare il cervello affinché esso mandi il comando motorio? Inizialmente si dava per scontato che fosse così, cioè che la mente si attivasse per prima e poi trasmettesse il segnale alla corteccia cerebrale.

Il primo esperimento su questo tema risale agli anni Ottanta, quando Libet («Time of conscious intention to act in relation to onset of cerebral activity», Brain) si prefissò lo scopo di capire quanto tempo intercorreva tra la decisione del soggetto e l’attivazione encefalica. Monitorò quindi con un EEG (elettroencefalogramma) la funzione cerebrale di alcuni volontari che avevano il compito di premere un pulsante in qualsiasi momento decidessero. Grazie a uno stratagemma lo scienziato riuscì a temporizzare la volontà dei soggetti e confrontò i due dati. Il risultato fu sconvolgente: era l’attivazione cerebrale a precedere la sensazione della volontà, di circa mezzo secondo. Questo può sembrare un tempo irrisorio ma nell’ambito del sistema nervoso, dove le informazioni viaggiano a velocità di centinaia di metri al secondo, è un intervallo notevole. Quindi, il cervello si attiva quando il soggetto è ancora del tutto inconscio di ciò che sta per decidere e soltanto molto dopo la persona si rende conto di una decisione che di fatto è già stata presa.

Più recentemente, nel 2008 (C. S. Soon, «Unconscious determinants of free decisions in the human brain», Nature Neuroscience), un’équipe di studiosi ha osservato l’attività cerebrale mediante immagini di risonanza magnetica funzionale, una tecnica molto più precisa e dettagliata del semplice EEG. In questo caso, i soggetti dovevano liberamente scegliere tra un pulsante a destra e uno a sinistra. In media, i soggetti percepivano la decisione circa mezzo secondo o un secondo prima dell’azione, un tempo congruo con i dati degli esperimenti precedenti. I risultati della risonanza magnetica funzionale però furono totalmente sorprendenti: l’istante in cui sarebbe iniziato il movimento era già prevedibile cinque secondi prima della presa di coscienza della scelta; inoltre, la decisione tra destra e sinistra era decodificabile ben 10 secondi prima, un tempo lunghissimo. Soltanto guardando le immagini di attivazione cerebrale gli scienziati erano in grado di predire quale pulsante il soggetto avrebbe premuto prima che egli stesso lo sapesse.

Questi dati portarono una parte della comunità scientifica a mettere in discussione il concetto del libero arbitrio. Wegner, uno psicologo americano, concluse che è il cervello a decidere e soltanto dopo aver deciso genera nell’individuo la sensazione della volontà. In questo senso, l’uomo non decide le proprie azioni, bensì esse semplicemente gli accadono. È quindi il nostro cervello a decidere per noi e poi a ingannarci facendoci sentire di aver deciso autonomamente?

La maggior parte della comunità scientifica, in realtà, rimane critica riguardo tale interpretazione: non esistono in effetti prove incontrovertibili. Gli esperimenti condotti finora sono sicuramente informativi ma è necessario avere una corretta prospettiva e considerare alcuni aspetti controversi degli studi. Innanzi tutto, i soggetti codificavano già il compito motorio nel momento in cui gli veniva spiegato l’esperimento e per questo il cervello veniva preparato all’azione, il che potrebbe facilitare l’attivazione precoce di alcune aree. Inoltre è chiaro che la scelta di premere un pulsante non può essere vista come un paradigma della libertà umana, poiché il concetto di libero arbitrio comprende scelte sicuramente più complesse di quelle considerate. Infine, il dato più forte è che l’attivazione precoce registrata nel cervello non porta necessariamente a un’azione, ma compare anche quando si pensa soltanto a un certo atto.

Dunque, la coscienza prende le proprie decisioni o il libero arbitrio è solo un’illusione? Ai dati ad oggi disponibili non è possibile dare una risposta certa a questa domanda. Nuovi esperimenti potrebbero dare prove più definitive, ma per ora bisogna aspettare.

Sofia Roero

Sono una studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino. Scrivo principalmente di argomenti scientifici, tentando di divulgare ciò che più mi appassiona.

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