Cervello: perché alcuni umani sono mancini?

Esternamente il cervello umano appare simmetrico, ma osservandone il funzionamento si è dimostrato che non lo è affatto. I due emisferi che lo compongono si sono, durante l’evoluzione, specializzati in compiti radicalmente diversi. Questa separazione si è rivelata vantaggiosa perché permette una maggiore efficienza nello svolgimento dei diversi compiti. I due emisferi sono in comunicazione e collaborano per eseguire alla perfezione i compiti della vita quotidiana.

L’emisfero destro viene definito «sintetico» e «olistico»: ha una visione globale della realtà ed è responsabile della visualizzazione degli schemi spaziali, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione degli stimoli visivi. Inoltre, è particolarmente abile nel riconoscere i volti e riesce a dare un significato emotivo a ogni esperienza. L’emisfero sinistro, al contrario, è «analitico» e «sequenziale». È specializzato nel ragionamento simbolico, come per esempio quello matematico, ma soprattutto è la sede del linguaggio nella maggior parte dei soggetti. L’emisfero sinistro ha una straordinaria capacità di prestare attenzione ai dettagli e compie un’analisi estremamente raffinata del mondo circostante.

È interessante la forte associazione tra asimmetria emisferica e preferenza manuale. Il fatto di avere una mano dominante sull’altra è peculiare dell’uomo, negli altri mammiferi non si riscontra una così forte disparità tra gli arti. Circa 9 persone su 10 mostrano una preferenza per l’uso della mano destra: cosa determina questa preferenza e perché alcuni soggetti prediligono invece la sinistra? Sono emersi numerosi dati a favore dell’ipotesi di una predisposizione genetica. Tale idea è supportata da studi che hanno rilevato una dominanza manuale visibile molto prima della nascita: per esempio, già a 7 settimane di gestazione la mano destra è più sviluppata della sinistra nella maggior parte degli embrioni umani. Inoltre, solitamente verso le 15 settimane di gravidanza, i feti preferiscono succhiare il pollice destro piuttosto che il sinistro. Alcuni di questi sono stati seguiti dopo la nascita e dei 60 feti che preferivano il pollice destro tutti si sono poi rivelati destrimani; dei 15 che preferivano il pollice sinistro, 10 sono effettivamente mancini mentre 5 sono diventati destrimani (Hepper, «Prenatal thumb sucking is related to postnatal handedness», 2005). Tali riscontri suggeriscono che la dominanza manuale sia determinata ben prima che il soggetto entri in contatto con il mondo circostante.

Evolutivamente, si suppone che la dominanza manuale sia in qualche modo correlata alla dominanza dell’emisfero sinistro sul linguaggio. Poiché le vie motorie si incrociano, la mano destra è controllata dalla corteccia motoria di sinistra, quindi nel 90% della popolazione l’emisfero sinistro è dominante sia per i compiti manuali sia per il linguaggio. Si è notata una differenza tra destrimani e mancini: nei destrimani, il 96% ha i centri linguistici a sinistra e il 4% a destra; nei mancini c’è comunque una prevalenza per l’emisfero sinistro, nel 70% dei casi, ma il 15% ce l’ha a destra e il restante 15% lo presenta bilaterale (il che non si verifica in nessun destrimano).

Pochi anni fa Corballis («From mouth to hand: gesture, speech and the evolution of right-handedness», 2003) ha proposto una teoria evolutiva che correla i due fenomeni. Tutto sembra essere iniziato quando l’uomo ha adottato l’andatura bipede, rendendo disponibili gli arti superiori per attività diverse dalla locomozione. Intanto l’emisfero sinistro ha sviluppato, secondo lo studioso, dei circuiti più complessi che sono stati sfruttati dalla mano destra per l’utilizzo di strumenti; la mano destra ha però assunto anche la capacità di eseguire gesti articolati per comunicare, come prima forma di linguaggio. Successivamente, la comunicazione verbale ha sfruttato i circuiti già consolidati dell’emisfero sinistro e la mano destra è rimasta cruciale per l’esecuzione di compiti motori di precisione.

Sofia Roero

Sono una studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino. Scrivo principalmente di argomenti scientifici, tentando di divulgare ciò che più mi appassiona.

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