Energia e mobilità sostenibile: a che punto è l’Italia?

Il 4 Marzo, all’Università La Sapienza di Roma, si è tenuto l’incontro organizzato da «EMS – Energia e Mobilità Sostenibile» e da «PoliEnergy», organizzazioni che si occupano di Innovazioni Tecnologiche, Smart Cities e Sviluppo Sostenibile.

Il primo dato che emerge nella conferenza riguarda il prezzo dei carburanti in Italia. A livello industriale, il gas GPL costa 63 cent/litro, mentre la benzina 62 cent/litro: la differenza di prezzo che tutti notano al distributore, infatti, è dato dalle accise, che nonostantele  svariate promesse elettorali degli ultimi anni rimangono fonte di entrate importanti per le casse dello Stato.

Passando al cuore dell’incontro, la Dottoressa Bianca Cherubini dà un quadro puntuale su quello che è la mobilità elettrica oggi, in Italia e in Europa. In Italia il fabbisogno elettrico è coperto dal 33% dalle energie rinnovabili, ma ancora 30 TeraWattora spesi nel nostro Paese provengono da fonti fossili. In particolare sono attive 9 centrali operative e 23 gruppi a carbone. I primi Paesi al mondo all’avanguardia per industria (che comprende, ad esempio, la costruzione di batterie) e tecnologia sono Cina, Sud Corea e Usa; poi in Europa seguono Germania e Francia. L’Italia è poco avanzata in entrambe: soprattutto influisce il parco auto più vecchio d’Europa,con il 40% di veicoli tra euro 0 e euro 3, corrispondenti a 37.5 mln di veicoli (fonte osservatorio automobilistico). Siamo però ancora in tempo per cambiare le carte in tavola, anche prendendo spunto da buone pratiche realizzate in altri Paesi, che la Dottoressa ha citato, puntando a rendere comuni le norme europee. La Polonia, nel complesso, è indietro nello sviluppo, ma si è posta l’obiettivo di avere 1 mln di veicoli elettrici nel 2025; l’ultimo Cop24, non a caso, si è svolto a Katowice proprio su mobilità elettrica. Anche la Romania, pur non essendo un esempio eccellente  in assoluto, mette a disposizione 10mila euro di bonus per chi compra veicoli elettrici, aggiungendo sconti di immatricolazione e sul bollo. In Francia, invece, ci sono sconti fin dal 2007 in base al particolato emesso.

Un obiettivo che ha individuato l’associazione MOTUS-E, tenendo contatti costanti con i Ministeri dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture e Traporti, è quello di arrivare ad avere sul territorio italiano 14mila colonnine (con 2 punti ricarica per colonnina) entro il 2022, anche aiutando i comuni con vademecum per una gestione ottimale delle risorse e dei punti di ricarica. Oltre alle potenzialità del mercato dell’auto elettrica (si stimano 1.2 milioni di posti di lavoro al 2030, considerando un parco auto 100% elettrico), è interessante anche vedere qualche dato sull’impatto ambientale e i vantaggi che porta l’auto elettrica a questo bilancio.

In Europa ci sono 400mila morti per inquinamento all’anno, con una spesa sanitaria che arriva a 776 miliardi l’anno. L’Italia è prima per vittime da ozono e da ossido di azoto, mentre è seconda per i decessi dovuti al PM 2,5. Senza considerare le rinnovabili, a parità di unità di combustibili estratte in natura, durante la trasformazione il veicolo a combustione interna ha un’efficienza del 13%, quello elettrico del 31%: con l’aumento delle rinnovabili il vantaggio aumenterà. Nell’impatto climatico, nel Paese europeo che produce più fossili, l’elettrica è più efficiente della tradizionale del 15%. In Svezia invece, che vanta una percentuale alta di rinnovabili, i veicoli elettrici hanno un’efficienza dell’ 85%.

Il principale problema, com’è noto, è la gestione delle batterie, ma anche su questo si sono fatti buonissimi passi avanti. Il costo della batteria negli ultimi 5 anni diminuito del 63%, così come si è dimezzato il peso. È inoltre aumentata del 50% la capacità e del 72% l’autonomia: tutto ciò significa più efficienza, più leggerezza e anche più strada percorsa con una carica. Addirittura si stima che nel 2024, con il calare del costo della batteria, il prezzo delle auto elettriche raggiungerà quello delle macchine tradizionali. Sulla questione riciclo e smaltimento, invece, si sta lavorando a ritmi serrati, cercando di arrivare a risultati migliori degli attuali nel minor tempo possibile.

Per l’Italia, FCA ha confermato due giorni fa l’intenzione di investire 5 miliardi: c’è da sperare, come ha annunciato l’a.d. Mike Manley, che almeno parte di questi siano investiti nella mobilità elettrica, dopo le perplessità che aveva espresso a suo tempo Marchionne. La volontà aziendale, unita al nuovo incentivo denominato «ecobonus» (fino a 6mila euro per auto comprata), può iniziare la rivoluzione anche in Italia. Il treno sta già passando, non prenderlo significherebbe perdere una grande occasione.

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