L’inutilità di imbrattare la statua di Indro

A quasi 18 anni dalla sua morte, Indro Montanelli è tornato di moda dopo che, la settimana scorsa, durante la manifestazione femminista a Milano per l’8 marzo la sua statua è stata riempita di vernice (lavabile, fanno sapere) rosa. Si è tornati a parlare della ragazzina che aveva comprato in Etiopia durante la guerra d’Abissinia e del fatto che anche a distanza di decenni non abbia mai mostrato pentimento per quello che  aveva fatto. Questo, insieme alla sua (temporanea) adesione al fascismo, ha portato a quel gesto. Un gesto inutile, insensato e controproducente. Vediamo perché.

1) Indro Montanelli, lo dicevamo prima, è morto da 18 anni. Prendersela con un defunto è, oltreché decisamente inelegante, molto facile. Da una parte vorremmo vedere se chi è capace di gettare della vernice una statua sarebbe stato anche in grado di affrontare di persona il diretto interessato. Come, vista anche l’epoca, coraggiosamente aveva fatto una giornalista come Elvira Banotti nel 1972. Dall’altra parte prendersela con un oggetto distoglie l’attenzione dal maschilismo odierno, che dovrebbe essere l’obiettivo di quelle manifestazioni.

2) La statua a Montanelli non è lì a celebrarlo come uomo, bensì come giornalista. E chi dice – ne trovate a decine nel marasma del web – che la sua carriera professionale sia stata legata al suo presunto maschilismo non sa di che cosa parla. Ho trovato anche una instagrammer che confondeva Il Giornale di Montanelli con quello odierno diretto da Alessandro Sallusti. Indro è stato un giornalista libero, indipendente e controcorrente, che ha sempre espresso la sua opinione assumendosene la responsabilità: durante il Ventennio gli fu tolto il diritto di scrivere, rischiò di essere giustiziato e qualche decennio dopo venne gambizzato dalle Brigate Rosse.

3) La questione della sposa bambina in Etiopia va contestualizzata. Non per giustificarla, ma per capirla. Va contestualizzata in un luogo e in un tempo non distantissimi di fatto, ma molto diversi dall’Italia del 2019. Questo non deve essere un alibi perché, per esempio, chi scrive non avrebbe mai comprato una ragazzina. Ma è molto utile per capire, che è più difficile ma più utile che giudicare.

4) Imbrattare il bene pubblico, seppur con vernice lavabile, non ha alcun senso. A questo aggiungiamoci che lo sfregio alla statua di Montanelli ha mediaticamente oscurato tutti gli altri messaggi delle manifestazioni dell’8 marzo. Quindi è risultato un atto tanto inutile quanto controproducente.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares