La psicochirurgia: patologie psichiatriche corrette in sala operatoria

Intervenire sull’encefalo per curare i problemi comportamentali o emotivi del paziente. Modificare chirurgicamente la struttura stessa del cervello con l’intento di correggere patologie psichiatriche. Sembra fantascienza. In realtà, questa pratica viene attuata da molti decenni ed è definita «psicochirurgia».

La nascita della psicochirurgia è attribuita allo psichiatra svizzero Gottlieb Burckhardt, che eseguì i primi interventi nella seconda metà dell’Ottocento. Il vero sviluppo di questa branca avvenne però negli anni ’30 del Novecento ad opera del neurologo Edgar Moniz, che è tristemente conosciuto per aver inventato la lobotomia, pratica barbara nonché inutile. La lobotomia consiste nella resezione delle connessioni dei lobi frontali con il resto dell’encefalo. Eliminando i lobi frontali, che sono i depositari della personalità e delle capacità intellettive superiori, si annulla qualsiasi risposta emotiva o cognitiva del soggetto, che cade in uno stato vegetativo. Inizialmente si riteneva che tale pratica fosse utile per calmare i soggetti più violenti e aggressivi, per cui era attuata soprattutto in caso di schizofrenia. Successivamente, fu Walter Freeman a rendere famosa la lobotomia, in quanto eseguiva l’operazione attraverso l’orbita oculare in modo da poterla applicare in modo praticamente indiscriminato tra i pazienti psichiatrici. Ovviamente, non è eticamente corretto tale trattamento e negli anni Cinquanta venne definitivamente abbandonato. Negli ultimi anni sono nate nuove e più efficaci forme di psicochirurgia, con tecniche molto raffinate e bersagli precisi. Che ruolo ha dunque nella medicina moderna questa branca della chirurgia?

Al giorno d’oggi esistono due applicazioni principali: la psicochirurgia ablativa e la stimolazione profonda dell’encefalo. La psicochirurgia ablativa consiste nella distruzione di alcune precise porzioni dell’encefalo con lo scopo di alleviare gravi sintomi, soprattutto nel caso di patologie come il disturbo ossessivo-compulsivo. Tale disordine è caratterizzato dall’avere ossessioni (ricorrenti pensieri invasivi e non voluti) oppure compulsioni (comportamenti ripetuti continuamente). L’operazione consiste nel provocare delle lesioni selettive in alcuni centri nervosi coinvolti nella nascita della patologia, come per esempio l’area del cingolo e la corteccia orbitomediale. In questi casi il trattamento psicochirurgico può essere valido ed è solitamente applicato a pazienti con sintomi particolarmente seri che non rispondono a nessuna delle terapie convenzionali. Lo psichiatra può decidere di raccomandare l’operazione ma deve fornire precise documentazioni sulla storia clinica del paziente e assicurarsi che anche la famiglia del soggetto sia informata riguardo alla procedura.

La tecnica più innovativa nel campo della psicochirurgia rimane la stimolazione profonda dell’encefalo (più comunemente nota come «deep brain stimulation»). Tale pratica consiste nell’impiantare elettrodi in alcune precise aree in modo che essi mandino dei segnali elettrici che migliorino l’attività cerebrale del paziente. Una sorta di pacemaker cerebrale. La stimolazione profonda dell’encefalo è molto usata nel morbo di Parkinson, perché permette di potenziare i comandi motori alterati dalla patologia. Non va sottovalutato il suo ruolo anche nel trattamento della depressione.

La psicochirurgia resta una pratica particolarmente discussa, soprattutto dal punto di vista etico. È corretto manipolare i centri cerebrali di un soggetto, seppur in modo cauto e a scopo terapeutico? Si conoscono fino in fondo le conseguenze che queste manipolazioni hanno sulla personalità e sulle capacità cognitive del paziente? Sebbene la scienza abbia fatto grandi passi avanti nella scoperta delle funzioni più raffinate di alcuni nuclei cerebrali, la maggioranza dei meccanismi sono al momento sconosciuti o non completamente dimostrati. Gli esperti sostengono che il futuro più rilevante per la psicochirurgia sia rappresentato dalla stimolazione profonda dell’encefalo, che viene ritenuta particolarmente promettente.

Sofia Roero

Sono una studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino. Scrivo principalmente di argomenti scientifici, tentando di divulgare ciò che più mi appassiona.

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