Quanto di greco c’è in noi: alla ricerca dell’etimologia

Qualcuno ricorderà il mitico signor Portokalos, che organizzò per la figlia un grosso grasso matrimonio greco e non perdeva occasione per spiegare come ogni parola derivasse dal greco. Non era del tutto in torto, dato che moltissime parole usate correntemente in italiano vengono proprio da quest’antica lingua.

Basti pensare a quei momenti in cui ci si trova davanti parole apparentemente fantasiose, la cui etimologia rivela essere invece ricche di storia. Lo stesso termine etimologia viene dal greco ἔτυμος, étymos, «intimo significato della parola», e λόγος, lógos, «studio». Provando allora a introdurci nella privacy di alcune parole potremmo provare a restituire loro l’originario fascino.

La parola politica rimanda all’immagine della polis greca e, infatti, viene dal greco antico politikḗ, cioè «che attiene alla pόlis», con sottinteso téchnē, cioè «arte» o «tecnica» e quindi «arte che attiene alla città-stato» o «tecnica di governo (della città)». Da qui iniziamo a comprendere come dovrebbe trattarsi di una vera e propria arte al servizio di tutti i cittadini e come si dovrebbe concentrare sul governare la società. E come di preciso? Esistono varie possibilità: è a questo punto che iniziamo a incontrare parole come aristocrazia e democrazia, fino ad arrivare alla tanto odiata burocrazia. La loro origine in comune è Κράτος, Krátos, un personaggio della mitologia greca. Si tratta di colui che rappresenta il potere come dominio sugli altri. Effettivamente, quando questo termine viene associato ad altri conferisce loro il potere del comando, sia esso degli άριστος, àristos, cioè i migliori o coloro ritenuti tali, del δῆμος, démos, il popolo o del bureau, che viene invece dal francese e significa ufficio. La storia di quest’ultimo termine è molto più recente e meno poetica probabilmente, dato che tutto ciò che ispira sono pile di documenti ammassate in luoghi polverosi.

Quanto ad aristocrazia e democrazia, sono due paroloni che occupano i nostri libri da decisamente più tempo, durante il quale hanno accumulato lodi e insulti di ogni genere. La parola aristocrazia è passata ben presto ad indicare il governo dei nobili, mentre democrazia è diventata nominativo o aggettivo di molti partiti, oltre che ideale di molte rivoluzioni aspiranti all’uguaglianza di diritti. Spesso sono state usate e abusate, magari per indicare o nascondere l’abominio di esse stesse o il loro opposto. Dietro al falso nome di alcune democrazie si sono infatti nascoste alcune fra le più efferate tirannie. Tirannia viene da τύραννος tùranno, termine che lo storico greco Erodoto usa per definire il tiranno, cioè colui che esercita il potere senza il consenso dei cittadini. La presenza o l’assenza del consenso distingue anche un monarca tiranno, che tende a sopprimere le rivolte, da un sovrano saggio, che riconosce invece l’importanza delle opinioni della sua gente, che la consideri un gruppo di suoi pari o di sudditi. Ecco, infatti, un’altra parola associata al comando: la desinenza -αρχία, meglio conosciuta come –archia, forma le parole monarchia, governo di uno, oligarchia, governo di pochi e anche anarchia, cioè assenza di governo.

Il premio per la parola dalle origini più curiose va, però, a ostracizzare, sinonimo di emarginare che inizialmente indicava il procedimento giuridico di voto usato ad Atene per escludere coloro che avrebbero rappresentato un pericolo per la città. Durante lo scrutinio il nome della persona da punire veniva scritto su dei pezzi di coccio chiamati ostraka, da ὄστρακον, che significa appunto coccio di vaso di terracotta o conchiglie.

Nonostante questi procedimenti siano molto antichi non sono per niente distanti dalla nostra attualità e, come sosteneva il signor Portokalos, la Grecia è stata davvero la culla della nostra civiltà, o almeno di molti suoi elementi. Quindi, ricordare l’etimologia di questi termini deve servirci proprio ad usarli con consapevolezza storica.

Debora Carolo

Laureata in Progettazione e Gestione del Turismo Culturale, per ora posso solo sognare di fare la guida turistica, ma questo non mi impedisce di viaggiare alla scoperta della bellezza del mondo e magari anche di custodirla ed esaltarla come possibile. E così, scrivo...

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