Caso Siri: sembra essere coinvolto anche Matteo Salvini

Il Governo è pronto a spaccarsi per un uomo che ha già patteggiato per bancarotta fraudolenta (quindi colpevole) e che ora è indagato per corruzione e sospettato di rapporti con ambienti mafiosi vicini al boss Matteo Messina Denaro. Tutta la Lega si stringe attorno a Siri ed esprime solidarietà e fiducia.

Analizziamo la vicenda che in realtà sembra essere più complicata del previsto e coinvolgere direttamente anche Matteo Salvini (nonostante non sia indagato): c’è un imprenditore che si chiama Arata, ex parlamentare di FI e imprenditore nel campo dell’Eolico a Trapani, dove da tempo il comparto eolico viene gestito dagli uomini del boss mafioso Matteo Messina Denaro. Dall’indagine si scopre che Arata, che ha scritto il programma dell’energia della Lega e che Salvini voleva mettere a presidente dell’autorità di controllo sull’energia – nomina bloccata da Di Maio – è in società occulta con un signore che è in carcere per corruzione e al quale le autorità l’anno scorso hanno sequestrato 1,3 miliardi di euro per società nell’eolico legate al boss mafioso. Il patto occulto fra Arata e questo signore probabilmente non era conosciuto né da Salvini né da Siri. Il sottosegretario ai trasporti è accusato di essersi fatto dare o promettere 30.000 € per cambiare una norma sugli incentivi all’Eolico che interessava ad Arata che ha una società che si è poi scoperta in combutta con il signore in questione legato a Messina Denaro, e ha provato a cambiare quella norma ma ancora una volta il Ministero dello sviluppo economico retto da Di Maio l’ha bloccato.

Il problema quindi è duplice: Salvini sa che c’è un signore che fa l’imprenditore nel ramo dell’eolico e lo mette a scrivere il programma della Lega sull’energia e poi lo vuole mettere a capo dell’autorità dell’energia. Questo si chiama conflitto d’interessi e sarebbe un reato grave se non fosse che in Italia è considerato quasi una virtù. Siri, indipendentemente dal fatto che abbia commesso un reato o no, si è prestato a fare attività lobbistica su richiesta di un signore che aveva un interesse privato, questo scrivono i magistrati. La politica deve occuparsi ancora una volta di un conflitto d’interessi che non essendo stato risolto ci ha portato addirittura ad un uomo legato a Messina Denaro.

Le reazioni non si fanno attendere: «Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimetta. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita», ha commentato Luigi Di Maio. Poi ha continuato «Non so se Salvini sia d’accordo con questa mia linea intransigente, ma è mio dovere tutelare il governo e l’integrità delle istituzioni. La questione è morale e politica».

«Ho sentito Siri oggi, non sapeva nulla». Scendendo all’aeroporto di Lamezia per recarsi al Consiglio dei ministri che si svolgerà a Reggio Calabria, il ministro dell’Interno commenta con i cronisti: «È assurdo», che lo abbia letto dai giornali, «lo conosco, lo stimo, e non ho dubbio alcuno. Peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito nemmeno nel Def». Quindi conferma la fiducia? «Assolutamente sì», replica il vicepremier.

Tuttavia, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, senza aspettare una linea condivisa sul tema e scavalcando la Lega dispone il ritiro delle deleghe a Siri: «Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo – si legge in una nota del Mit – con il coinvolgimento della direzione investigativa antimafia di Trapani, il ministro delle infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela».

Oggi la situazione sembra ancora più critica con Salvini che manda alcuni suoi fedelissimi a fare dichiarazioni su una possibile spaccatura del governo – irritati per l’iniziativa di Toninelli di togliere le deleghe –  e con Di Maio che in un lungo post su facebook replica che è da irresponsabili fare cadere il governo e che l’esecutivo ha ancora molto da fare, e fa l’esempio del salario minimo.

Salvini replica: «Nessuna crisi, è solo nella testa di Di Maio». Poi dà addosso al reddito di cittadinanza e alla Raggi per un’intercettazione che conferma quanto la Sindaca ha sempre dichiarato in pubblico, ovvero che il bilancio così com’era non andava bene e su cui la Sindaca non è indagata.

Insomma, Salvini sembra voler salvare a tutti i costi Siri, ma non pare essere estraneo alle vicende. Forse tenta di difendere se stesso?

Emanuele Stevani

Sono Emanuele, classe '95, appassionato lettore sia di libri che di articoli di giornale trattanti attualità e politica

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