A chi giova mantenere nel panico milioni di cittadini?

Michael Moore, nel suo documentario Bowling for Columbine provò a dare una spiegazione su come mai negli Stati Uniti, ogni anno, ci sia un così più alto tasso di omicidi rispetto a un paese simile per sviluppo democratico, economico e culturale come il suo vicino di casa, il Canada. La sua spiegazione non fu quella che uno si aspetta, cioè l’altissima diffusione e il gran numero di armi da fuoco per abitante negli Stati uniti e nemmeno quella dell’estrema facilità con cui un cittadino americano possa procurarsi in maniera legale armi e munizioni. Più o meno, su queste cose, i dati dei due paesi erano simili.

La spiegazione che diede era l’uso della paura nei media. Secondo Moore le televisioni americane terrorizzavano i propri telespettatori bombardandoli con continue notizie di omicidi, sparatorie, e crimini vari usando toni bellici e paranoici. Una narrazione della paura inventata o perlomeno costruita e gonfiata dai media che poi nella realtà si realizzava davvero, poiché non è difficile capire che un cittadino vulnerabile, messo in continuo stato di allerta spara più facilmente se preso dal panico.

Nessuno però mette mai abbastanza in risalto il fatto che la medesima cosa avviene tutt’ora in Italia. Tutti i media italiani diffondono, da anni, il panico tra la popolazione.  Non mi riferisco ovviamente al mondo del crimine. Il panico che diffondono è quello sull’economia. Non c’è giornale, telegiornale, talk che con una scala cromatica che va dal pessimismo al catastrofismo non ci rammenti ogni giorno del nostro debito pubblico, del nostro PIL che non cresce a sufficienza, del deficit troppo alto, dello spread, eccetera. Le notizie economiche vanno date, certo, ma la narrazione con cui vengono date sembra davvero volta a voler terrorizzare il cittadino, con il babau del default sempre dietro l’angolo. I dati positivi vengono messi in secondo piano, quelli negativi in prima pagina. Così come negli Stati Uniti la narrazione costruita dai media si realizza davvero e così migliaia di cittadini spaventati vendono Btp, non accendono un mutuo per paura di perdere il lavoro, non fanno figli, non aprono attività, eccetera.

Questo clima di perenne emergenza fa sì che non ci sia spazio né tempo per pensare altre teorie economiche, quella dominante è l’unica possibile. Cambiarla sarebbe pericoloso. Fare debito pubblico è dannoso per le generazioni future, anche se con quel debito si potrebbero fare investimenti che genererebbero lavoro e reddito per quelle generazioni. La stabilizzazione dei contratti di lavoro è dannosa per le imprese perché rende poco flessibile il mercato del lavoro, anche se essa rappresenta una base solida su cui investire per il proprio futuro. Gli esempi sono molti, ma non bisogna essere laureati in economia per domandarsi questo: a chi giova mantenere nel panico milioni di cittadini?

Massimo Ressia

Nato nel 1993, felicemente piemontese. Dopo gli studi di ragioneria, mi sono addentrato in quelli di Lettere, conseguendo la laurea triennale. A breve, arriverà anche il titolo magistrale.

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