Ignari della Liberazione

È da poco passato il 25 Aprile, una ricorrenza determinante per la nostra storia perché la festa della Liberazione è, o dovrebbe essere, qualche cosa di sacro; invece non lo è o, per lo meno, non per tutti.
Il 25 Aprile non è la festa dei comunisti, o quel che ne rimane, o dei radical chic di sinistra. La festa della Liberazione è di tutti: a partire dagli anarchici, passando per i comunisti, i liberali, ai più feroci capitalisti, europeisti e non, pro-vax e no-vax, femministi e maschilisti. È davvero di tutti.
Ricordare questa data è un dovere non solo per la liberazione dell’Italia da quell’immondizia del nazifascismo, ma è d’obbligo per tutti quei partigiani che hanno combattuto e sono morti per la nostra libertà. Il 25 Aprile è necessario ricordare almeno un minuto i morti della strage di Marzabotto, o l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, i morti delle Fosse Ardeatine, i fratelli Cervi e si potrebbe andare avanti.

In un paese normale la festa della Liberazione sarebbe un anniversario inclusivo, un giorno in cui tutti si fermano e hanno la possibilità di commemorare e ricordare la nostra storia atroce. In un paese normale, appunto; noi, però, un paese normale non siamo.
A partire da quel cazzaro del ministro dell’Interno che il 25 Aprile non ha preso parte a nessuna commemorazione, rivendicando il fatto che la lotta alle mafie è più importante. Cosa c’entri il 25 Aprile con la criminalità organizzata è ancora tutto da capire. Il fatto aberrante resta che un ministro della Repubblica, dimenticandosi completamente del suo ruolo istituzionale, sbeffeggi una festa così importante. Questo non solo dà adito a polemiche, ma crea un precedente gravissimo. Un ministro della Repubblica ha il dovere istituzionale, oltre che morale, di partecipare alla festa della Liberazione, non ci sono alibi che tengano. Inoltre, come qualcuno ha ricordato, se può permettersi di cambiare maglia a suo uso e consumo, oltre che sedere su quella poltrona, Salvini lo deve a coloro che sono morti anche per lui.

Se a non ricordare cosa significhi il 25 Aprile fosse solo Salvini, con un po’ di gastrite, potremmo sopravvivere; purtroppo a non conoscere la festa della Liberazione ci sono sempre più giovani.
È comprensibile, seppur con parecchia difficoltà, che un giovane non senta tanto quanto un anziano,uno che la guerra e il fascismo ha visto cosa sono, la festa della Liberazione, ma non è accettabile che non sappia cosa sia. Da questa maledetta ignoranza nascono quei rigurgiti fascisti che sempre più sono all’ordine del giorno: atti di violenza contro i più deboli nel nome del colore della pelle o della differente etnia. Nel migliore dei casi la violenza è verbale, nel peggiore assistiamo a vere e proprie aggressioni fisiche che non possono non ricordare il ventennio. E, sempre da questa fottutissima inettitudine, prendono spazio tutte le forme di rabbia e intolleranza.

Conoscere la festa della Liberazione è un dovere morale per tutti e, per la piega che sta prendendo il nostro Paese, evidentemente se ne parla troppo poco. La famiglia e la scuola giocano un ruolo determinante in tutto questo ed è evidente che qualcosa non sta andando nel verso giusto. Conoscere la storia per non ripetere gli errori del passato è una frase sentita più e più volte ma, mai come oggi, è più che mai vera.

Enrico Righini

Emiliano, nato nel 1993, con un occhio di riguardo per gli ultimi di questo mondo e la musica di Fabrizio De André nel cuore.

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