Intervista a Maurizio Gasparri: sfugge alla domanda sull’austerità

Le ultime settimane di campagna elettorale per il controllo del Parlamento Europeo incalzano e il Partito Popolare Europeo, dal 1999 il gruppo più influente a Strasburgo e a Bruxelles, si appresta sotto la guida del bavarese Manfred Weber, assistito dalla Cancelliera Angela Merkel, a raggiungere anche nel 2019 la leadership della Commissione Europea, al termine del mandato del suo illustre e discusso membro Jean-Claude Juncker e nei giorni in cui scricchiola sempre più il legame che lo unisce al partito ungherese Fidesz di Viktor Orbàn .

Per conoscere le impressioni colte da chi vive ogni giorno, nella sua esperienza politica, la convivenza con il primo partito d’Europa, abbiamo intervistato Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato dal 2013 al 2018, Ministro delle Comunicazioni durante il II Governo Berlusconi, attualmente senatore della Repubblica Italiana, ovvero uno fra i massimi esponenti di Forza Italia, partito che dal 1998 esercita la propria attività nelle istituzioni europee proprio sotto il vessillo del PPE e che alle imminenti elezioni europee, con il suo leader Silvio Berlusconi candidato da capolista in 3 circoscrizioni su 4, ambisce a rilevanti risultati.

Da osservatore esterno, coinvolto personalmente nella corsa alle elezioni europee, stando alle sue previsioni, quale pensa che sarà lo scenario più probabile all’indomani del 26 maggio? Sarà il giorno che segnerà il trionfo del sovranismo?

Io sono un dirigente politico, sono un parlamentare e, quindi, ovviamente mica uno deve essere candidato in prima persona per essere coinvolto nelle elezioni, quindi, sono coinvoltissimo. Credo che ci sarà sicuramente un incremento dei gruppi definiti sovranisti, tuttavia, il Partito Popolare Europeo resterà largamente il primo gruppo del Parlamento Europeo. Anche se tutti i sondaggi dicono che si presenterà con qualche seggio in meno, resterà il baricentro e, quindi, tutte le decisioni, riguardanti la Presidenza del Parlamento Europeo e la composizione della Commissione dovranno vedere il Partito Popolare Europeo assolutamente protagonista. Berlusconi con intelligenza indica la prospettiva di un dialogo tra il Partito Popolare Europeo e i gruppi conservatori o quelli che lui ha definito i sovranisti illuminati, esclusi i gruppi estremisti e neo-nazisti.

A proposito di questo, nel suo programma in vista delle elezioni del 26 maggio, Forza Italia chiede la fine della politica dell’austerity, ma tale impegno può conciliarsi con la scelta di Manfred Weber a candidato del PPE per la presidenza della Commissione Europea, essendo quest’ultimo uno degli uomini che, insieme a FI e al PPE,  negli ultimi cinque anni si è impegnato per il voto a provvedimenti pro-austerity, come la Relazione sul semestre europeo del 2018, l’Analisi Annuale della Crescita del 2016 e del 2017, la Verifica del Quadro di Governance Economica del 2015?  A questo punto, con quali motivazioni lei e il suo partito volete spingere i vostri elettori alla totale fiducia nei confronti del nuovo programma europeo di FI?

Noi abbiamo denunciato i limiti della politica europea per primi, inascoltati, quando nel 2011 Silvio Berlusconi propose di superare una politica di austerity per individuare un’altra strada. L’Europa non ha ascoltato la nostra posizione.

Mi scusi senatore, questi provvedimenti, tuttavia, sono scritti nero su bianco…

La nostra intervista, giunta ad affrontare la clamorosa marcia indietro del PPE nell’esercizio delle misure restrittive di austerità, è stata prontamente abbandonata dal senatore Gasparri.

Carmen Calì

Classe 2000, figlia del XXI secolo e delle sue contraddizioni. Ho conseguito la maturità presso il Liceo Classico Eschilo di Gela e frequento la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trento

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