Pd: lo chiamavano Trinità

«Non trovo più niente nei libri, se non nel Vangelo. Questo libro mi basta», scriveva la monaca francese santa Teresa di Lisieux. Beata lei, che con la Trinità Dio-Cristo-Spirito Santo riusciva a capirci qualcosa. Quello che manca oggi è un Vangelo tale da guidare l’elettore dem nella triade del Partito Democratico. Con il segretario Nicola Zingaretti, l’ex ministro Carlo Calenda e l’ex premier Matteo Renzi che, uni e trini come nella migliore tradizione, si uniscono solo per separarsi.

Dopo il ribaltamento degli equilibri interni alla maggioranza di governo, lo spettro delle elezioni anticipate ha anche una data: il 29 settembre prossimo. Chi guiderà i dem nella sperata resurrezione?

Il Calvario di Zingaretti

Le Europee potevano essere il Golgota del segretario del Pd, il quale è riuscito a tenere unita l’anima dem e a ottenere più o meno lo stesso numero di voti delle politiche dell’anno scorso. Di fronte a un restringimento dell’elettorato, Zingaretti non è riuscito a moltiplicare i voti come fossero pani e pesci, però almeno ha arrestato l’emorragia del quinquennio 2013-2018. Nessun Calvario quindi, nonostante il segretario dem avesse portato la croce sulle spalle, dopo essere stato eletto nel momento più difficile del partito.

In caso di elezioni anticipate, Zingaretti ha sempre detto di non ambire a Palazzo Chigi, volendo rimanere solo segretario e potrebbe proporre il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

L’onnipresente Renzi

L’ex presidente del Consiglio, come tutte le divinità, solitamente c’è ma non si vede, nascosto nel suo scranno a Palazzo Madama. Con gli esseri superiori condivide anche le apparizioni. Ma non l’infallibilità. «La mia tattica del pop corn ha dato una nuova chance al partito», ha detto, nonostante il Pd abbia perso più di 110mila voti rispetto alle politiche dell’anno scorso. Onnipresente, si intesta il risultato.

Di chi sarà sponsor Renzi, in caso di voto anticipato? Di se stesso, ovviamente. Pronto a tornare in sella, dentro o fuori dal Pd. Le chiacchiere su un suo partito personale si susseguono da quando si è dimesso da segretario dopo la débâcle del 4 marzo 2018, ma – semmai arriverà – c’è il rischio di un Renzi-figliol prodigo, che in caso di fallimento dovrebbe tornare all’ovile dem, dove non regna esattamente la misericordia del padre della parabola narrata da Gesù. Il 12 luglio sarà presente alla manifestazione dei Comitati civici contro le fake news.

San Paolo Calenda

L’ex ministro dello Sviluppo Economico stava andando sulla via del peccato, allontanandosi dai dem, magari pensando di fondare un suo partito. Peccato condiviso con San Matteo Renzi. Ma Calenda, anch’egli forse caduto da cavallo sulla via di Damasco, ha subito una vera e propria illuminazione democratica.

Calenda forse sogna di intestarsi la corrente più centrista del Pd, forse no. Quel che è certo è che ha fatto il nome di chi vorrebbe come candidato premier: il presidente dem Paolo Gentiloni, già una volta considerato Messia del Pd dopo la sconfitta di Renzi al referendum costituzionale del 2016.

Uni e trini, Zingaretti, Renzi e Calenda nel nome dei dem potrebbero separarsi per rimanere uniti. Forse tre partiti, forse tre liste, forse ancora tre correnti diverse interne al Pd. Il Vangelo democratico spieghi all’elettore quel che accadrà quand’è ancora profezia e prima che diventi Storia.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares