SuperenaLotti, l’uomo che sussurrava ai pm

Da bravo membro di Azione Cattolica, l’ex sottosegretario del governo Renzi e ministro del governo Gentiloni, Luca Lotti ha una buona parola per tutti: pm e forse amministratori delegati. Per lui la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il caso Consip e lui che fa? Si incontra in alcune stanze d’albergo con un magistrato, Luca Palamara, accusato di corruzione, con il compagno di partito Cosimo Ferri e con quattro membri del Consiglio Superiore della Magistratura che si stanno occupando, guarda caso, proprio del successore di Giuseppe Pignatone ai vertici della Procura di Roma.

Nello staff di Matteo Renzi dal lontano 2006, Lotti è membro di spicco di quello che è stato chiamato il «giglio magico», l’entourage più stretto che ha seguito l’ex premier in lungo e in largo.

Chiamato anche «Lampadina» per la sua chioma lucente, l’uomo che sussurrava ai pm ora può godere della difesa del suo ex capo Matteo Renzi e, posizione molto meno scontata, del segretario del Pd Nicola Zingaretti: Lotti «mi ha assicurato che non ha commesso alcun atto di illegalità».

Uomo fortunato, tanto da poter essere chiamato Luca Superenalotti, l’ex ministro sul sito di Palazzo Chigi ha un curriculum di undici righe. «Sposato con Cristina», nonché «padre di Gherardo», ha donato i suoi quasi 37 anni di vita alla politica. Dopo la laurea in Scienze politiche a Firenze, è stato consigliere comunale a Montelupo Fiorentino per due mandati dal 2004, responsabile dello Staff del presidente della Provincia di Firenze e capo di gabinetto del sindaco di Firenze. Presidente e sindaco che sono la stessa persona: Matteo Renzi.

Per Luca Lotti le conoscenze contano. Tra luglio 2015 e dicembre 2016 riceve 77 messaggi dall’ad di Consip Luigi Marroni – che lo accuserà di avergli detto delle cimici nella sede della centrale d’appalti – ma l’allora sottosegretario risponde solo 14 volte. I suoi avvocati Franco Coppi ed Ester Molinaro il 20 dicembre 2017 presentano alla Procura di Roma richiesta di archiviazione, richiesta che si basa sulla demolizione del racconto di Marroni: « Risulta dunque che alle ore 11.12 mentre Luigi Marroni lasciava Palazzo Chigi (…), Luca Lotti iniziava l’incontro con Marco Alverà e Patrizia Rutigliano: dopo l’incontro con Marroni, Luca Lotti non è mai uscito da Palazzo Chigi; Luigi Marroni non ha mai accompagnato Lotti a Palazzo Chigi perché l’allora Sottosegretario è sempre stato in quel palazzo. Dall’agenda elettronica di Luca Lotti (…) risulta che Lotti e Marroni si sono incontrati nel 2016 soltanto due volte: il 21 gennaio e, appunto, il 3 agosto. Appare singolare che Marroni non ricordi il luogo dove è avvenuto un colloquio così importante come quello in cui sarebbe stato avvertito di un’indagine che avrebbe potuto coinvolgere anche la sua persona». Il problema è che il registro delle entrate e delle uscite di Palazzo Chigi presenta un errore, proprio per quanto riguarda la visita di Marroni, e quindi non può dissipare i dubbi su Lotti.

Uomo sfortunato l’ex ministro, assediato dalle coincidenze, con una probabilità ancor minore della vittoria al Superenalotto. Incontra Marroni e questo lo accusa di avergli detto delle microspie negli uffici della Consip, incontra quattro membri del Csm insieme a Palamara e Ferri ed ecco le malelingue a parlare di conflitto d’interessi. Ma Luca Lotti, perché non se ne sta un po’ fermo?

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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