Chi è Gerarda Monaco, lady-LaVoce ed eroina del sovranismo

Gerarda Monaco è una combattente. Chi scrive non condivide quasi nulla delle sue battaglie, però non può che provare una profonda ammirazione per chi, come la direttrice di questo sito, lotta ogni giorno per portare avanti le sue idee. Detto questo, non possiamo che sorridere vedendo che quasi ogni suo post su Facebook contiene la parola «sovranità» segno che forse la battaglia di Gerarda stia prendendo il sopravvento su di lei.

Seduti su un Italo in direzione Roma, chiudiamo gli occhi e proviamo a immaginarci la giornata tipo della nostra direttrice. Ore 7 della mattina, Gerarda apre gli occhi dopo un paio di sogni (rigorosamente intellettuali) in cui discuteva con il presidente del Fronte Sovranista Italiano (FSI) Stefano D’Andrea. Si alza dal letto, rivolge lo sguardo alla gigantografia degli occhi di ghiaccio dell’avvocato Marco Mori che ha appeso in camera e decide che la sua giornata è iniziata.

Dopo la doccia, occasione per ammirare il ritratto di Diego Fusaro che – si vocifera qui in redazione – si sarebbe fatta tatuare all’altezza del cuore, si connette a internet e la sua battaglia ha inizio. Apre Facebook e si tira su le maniche della camicia: «Le libertà negative implicano l’astensione dello Stato dalla propria azione, all’opposto dei diritti sociali che necessitano del suo intervento», scrive (11 giugno 2019), ispirandosi alla supercazzolaprematurataconscappellamentoadestra di tognazziana memoria.

A Gerarda viene spesso imputato di essere «contro tutto», presunta colpa molte volte addebitata anche al sottoscritto, ma la verità è un po’ diversa. Le tante prese di posizione controcorrente sono semplicemente diverse declinazioni del suo pensiero, che non può essere soddisfatto dalla situazione politica ed economica in cui versa l’Italia oggi. Ma di fronte alle critiche, a cui probabilmente la nostra direttrice dedica la seconda parte della mattinata – postponendo la pars destruens alla pars costruens, in barba a quel neoliberista di Francis Bacon –, di fronte ai tanti attacchi Gerarda gode. Gode tantissimo. Di un orgasmo culturale e ideologico che rafforza ulteriormente le sue posizioni.

Incapace di comprendere come a tanti italiani della (a suo dire) scandalosa cessione di sovranità non gliene freghi nulla, lady-LaVoce certe volte tende a sentirsi una novella Don Chisciotte, ma questo non è sufficiente a scalfire la sua fede e il suo costruttivo proselitismo. Se proviamo a guardare gli ultimi articoli che ha scritto su questo sito, troviamo l’intervista al suddetto avvocato Marco Mori, un pezzo contro gli europeisti che festeggiano il Primo Maggio e uno contro la pagina Facebook «Profili di persone detenute».

Ed è proprio a questa pagina che dedichiamo le ultime righe di questo ritratto. Gli amministratori di «Profili di persone detenute», pagina di per sé contraria al principio di riabilitazione della pena detentiva e a quello basilare del diritto alla privacy, hanno nei mesi scorsi scatenato una vera e propria shitstorm contro la nostra sovran-eroina. Tra insulti e storpiature del suo nome, il social-bullismo ha colpito anche Gerarda, senza però scalfire la sua anima rivoluzionaria. Anzi.

Buona fortuna Gerarda. Noi due siamo la prova di che cosa significhi essere democratici: accettare che qualcuno la pensi in modo radicalmente opposto a noi. Io liberale, tu sovranista, io ex direttore, tu attuale direttrice. Continuerò a combattere le tue idee senza attaccare la tua persona. Questo è un dibattito civile, bestia rara nella guerra tra opposti assolutismi a cui assistiamo tutti i giorni.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares