Smettetela di aspettare che il vostro partito cambi

Chi si diletta e, al contempo, si fa il sangue amaro trattando di politica quotidianamente, avrà spesso l’occasione di captare discorsi sui vari partiti d’appartenza o di tenerli egli stesso, in famiglia, tra amici, sui social network.
A parte gli attivisti fortemente convinti delle loro posizioni, che si spendono per la causa in cui credono senza colpo ferire, esiste una vasta fetta di cittadinanza che non sa trovare la sua strada politica, perennemente scontenta, disorientata.

Non si intende riferirsi solo a coloro che fanno parte, fieramente o sommessamente, del sostenutissimo (non) partito dell’astensionismo, ossia di quegli aventi diritto al voto che, in alcuni casi, anche da decenni, non si recano alle urne, vuoi per totale disinteresse nei confronti della cosa pubblica, vuoi perché ritengono che sia un gesto di dissenso e protesta non partecipare alle consultazioni elettorali.

Dicevamo, appunto, che non si parla solo di chi preferisce la spiaggia al seggio, ma anche di quelle persone che si appassionano ai temi politici, cercano di informarsi, di crearsi un’opinione, di fornire un contributo alla comunità tramite le proprie competenze. Ciononostante, quando si tratta di dover tracciare una croce su un simbolo, si sentono in balia di una crisi d’identità e di rappresentanza, orfani di un partito che porti avanti con coraggio i loro ideali e le loro istanze.

Qual è la soluzione per cui molti optano? L’astensione sarebbe un’onta insopportabile per chi è grato di vivere in democrazia; voto nullo o scheda bianca appaiono come una non scelta, la delega ad altri delle decisioni. Perciò, in tanti si fanno ammaliare dal cosiddetto voto utile. Insomma, finiscono per appoggiare un grande partito, dato dai sondaggi come possibile vincitore o comunque capace di accalappiare una considerevole percentuale di consensi. Si tratta di un partito che solo apparentemente e/o parzialmente corrisponde all’idee di società e di economia di quell’elettore insoddisfatto che, turandosi il naso, ha deciso di dargli fiducia.

Portiamo due esempi concreti.
Il primo riguarda i sostenitori del PD a malincuore. Vogliono un’Italia che viri a sinistra, che lanci un salvagente a chi rischia di annegare in disoccupazione, debiti con le banche, servizi pubblici sempre meno performanti. Nel Partito Democratico non si rivedono pienamente, perché lo considerano chiuso in un attico lussuoso, insensibile alle miserie del popolo, più preoccupato delle logiche interne del potere che dei bisogni reali della gente comune. Nonostante tutto, si appellano a questo schieramento che non comprendono essere apertamente a favore dell’austerità imposta dall’Unione Europa, dunque improbabile garante di uguaglianza sostanziale. Essi sperano che, prima o poi, dal Pd emerga un’anima di sinistra che, se possiede, sta mantenendo molto ben nascosta.

Il secondo esempio ci porta nel mondo degli elettori o anche militanti attivi del Movimento 5 Stelle che nutrono avversione verso l’Unione Europea, ritenendola responsabile della disapplicazione della nostra Costituzione a vocazione socialista e interventista nell’economia. Pur avendo M5S smorzato il comunque debole euroscetticismo che aveva manifestato anni fa (ricordiamo le firme per un eventuale referendum consultivo sull’Euro), parecchi pentastellati antieuropeisti rimangono fedeli al Movimento, pensando che sia l’unica forza politica in grado di disinnescare il sistema liberista. A guardare con obiettività, invece, i 5 Stelle, al Governo, sembrano più arroccati su tematiche anti-casta che intenti a ribaltare i diktat di Bruxelles cercando di creare consenso popolare per l’UscIta. Sembrano proprio uno strumento per deviare il malcontento no-Ue.

Pensate, perciò, a quanti voti vengono sprecati in favore di partiti già affermati e che vanno a (più o meno) riconfermare chi ha già deluso, se non tradito. Immaginate quante forze ora incastrate nello zero virgola potrebbero emergere se solo l’elettorato non si accontentasse o non si incaponisse nel sostegno a una fazione che non li rispecchia. Perché restare dove non ci si sente valorizzati? Perché rimanere ingabbiati in un preconcetto di false speranze?
È molto più coerente col potere di elettore avere il coraggio di assecondare le proprie idee, a costo di essere relegato in una minoranza, per un periodo o per sempre.

Gerarda Monaco

Classe 1995, studentessa universitaria. Il diritto e la politica sono il mio pane quotidiano, la mia croce e delizia, ma (per ora) non campo né di uno né dell'altra. Vi rassicuro: le frasi fatte solo nelle informazioni biografiche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares