La divisione dei poteri è inquinata

Ci troviamo a metà del quarto secolo Avanti Cristo quando Platone, attraverso «La Repubblica», e Aristotele, attraverso «La Politica», cominciano a parlare di divisione di poteri all’interno di una stessa organizzazione. Prendono così forma, almeno filosofica, il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario, arrivando fino ai nostri giorni.
Nel corso delle epoche è stato possibile vedere sempre più nazioni essere favorevoli o contrarie a queste tipologie di governo, in base ai leader o dittatori che erano o sono al potere.

Prendendo come esempio il nostro Paese è possibile notare come ci sia disparità tra l’epoca fascista e l’epoca repubblicana a riguardo di questi temi; difatti, durante il fascismo il potere legislativo ed esecutivo spettavano al Duce, a differenza dell’epoca attuale repubblicana dove tutti e tre i poteri sono gestiti indipendentemente gli uni dagli altri, ma allo stesso tempo sono collegati tra di loro attraverso, ad esempio, l’elezione di un terzo del Consiglio Superiore della Magistratura da parte del Parlamento più altre rappresentanze. La divisione dei poteri si creò affinchè ogni organo potesse controllare gli altri due, non incidendo su essi con vari conflitti d’interesse.

È proprio grazie a questa divisione dei poteri che scoppiò lo scandalo «Tangentopoli» collegato all’indagine «Mani pulite», portato avanti dal potere giudiziario che vide indagati sia all’interno del potere legislativo che esecutivo. Seppur il sottoscritto non fosse ancora nato, come dimenticare il lancio delle monetine da parte dei cittadini all’urlo: «Vuoi anche queste?» all’ex Presidente del Consiglio Craxi, in seguito alla negazione dell’autorizzazione a procedere da parte della Camera dei Deputati del 29 Aprile 1993?

Tornando ai giorni nostri, è possibile verificare un bug in quella che dovrebbe essere la separazione dei poteri? Purtroppo sì, difatti il 9 maggio scorso due deputati del Partito Democratico e 5 consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura si sono incontrati a riguardo di alcune nomine nella Magistratura e di alcune azioni da prendere su quei magistrati su cui si sarebbe dovuta fare una certa «paura».

Insomma, seppur da una parte il potere giudiziario italiano ha reso omaggio alla posizione che ricopre, dall’altra parte esso stesso si sarebbe macchiato della più grave mancanza, ossia non compiere azioni «nel nome del popolo italiano». E se, come dice Wikipedia, «la divisione del potere sovrano tra più soggetti è molto antica nella cultura occidentale», allora bisognerebbe fare un ripasso estivo come alle Superiori, con grande frustrazione di Platone e Aristotele.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Attualmente, sta frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico Edilizio.

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