Berlusconi da Caimano a nonnino in gita a Strasburgo

Silvio Berlusconi, riabilitato l’anno scorso dopo la condanna definitiva per frode fiscale ricevuta nel 2013, ha preso possesso qualche giorno fa del proprio scranno al Parlamento Europeo, dove è stato eletto il 26 maggio scorso. I giornali lo seguono come si fa con un’entità in via d’estinzione che va preservata a tutti i costi: Mattatore a Strasburgo, scrive Quotidiano.net, tanto per fare un esempio.

Visto che la stampa è sempre lo specchio di una nazione, non possiamo stupirci che anche fuori da alcune redazioni sia in corso una sorta di rivalutazione premortem del Caimano. Personalmente ho assistito a risate e battute cameratesche sul ritorno in politica di Berlusconi.

Il punto è che non stiamo parlando semplicemente di un 82enne che talvolta racconta cose bislacche, come quella volta in cui – davanti alla platea di Confcommercio – parlava di immigrati che entrano in casa, aprono il frigo e si attaccano alla bottiglia dell’olio che solitamente le persone normali conservano al fresco.

Silvio Berlusconi avrà anche le sembianze di un arzillo vecchietto magari con tempeste ormonali meno forti di un tempo, ma rimane sempre lui. Stiamo parlando di un uomo per il quale il codice penale è sempre stato una lista di opzioni, che si è tenuto per anni a casa come «stalliere» Vittorio Mangano, noto mafioso, che nel 2002 ha emanato da Sofia il cosiddetto Editto bulgaro che ha sbattuto fuori dalla Rai Michele Santoro, Enzo Biagi e Daniele Luttazzi, che fece del conflitto d’interessi una bandiera della sua vita, che definì l’europarlamentare socialista tedesco Martin Schulz da suggerire «per il ruolo di kapò», che parlò di «storielle sull’Olocausto», che trattò la Costituzione alla stregua di un foglietto da modificare a suo piacimento e mille altre cose che dovrebbero portare nell’oblio chi ne commette solo un decimo di quelle commesse dall’ex Cavaliere.

Silvio Berlusconi è ancora vivo e vegeto, politicamente oltreché biologicamente, e come tale va trattato. Non come certi signori che arrivano a preferirlo a Luigi Di Maio, incapace quanto vogliamo, ma non ancora definito da un tribunale «delinquente naturale». Il cosiddetto centrosinistra ha smesso di combattere il Caimano da tempo, semmai l’avesse mai fatto seriamente e Matteo Salvini l’ha rinnegato a livello di governo ma non certo nelle realtà più locali. Quando la politica non riesce a disfarsi di un passato tanto ingombrante quanto deleterio, è giusto che lo facciano i cittadini, lasciando che Silvio Berlusconi da protagonista politico diventi una volta per tutte personaggio storico.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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