Politica estiva: non ci resta che ridere

È estate, signori, i politici riposano e finalmente possono andare in vacanza. Così la cronaca della respublica diventa ancor più noiosa del solito: sempre più parole, sempre meno fatti. Da Nicola Zingaretti che sentenzia «Il Pd parli all’elettorato M5S» (Corriere, 2 agosto 2019), mostrando per la prima volta coraggio e personalità, visto che – dopo la strategia dei popcorn di renziana memoria – non è difficile capire che all’appello dem i sostenitori pentastellati semplicemente non ascoltino oppure rispondano con una sonora pernacchia.

Roberto Formigoni, condannato in via definitiva a 5 anni per corruzione, va ai domiciliari e parte una petizione online per raccogliere fondi a suo favore. Dopo che gli sono stati tolti pensione e vitalizio, ecco i bonifici dei suoi (immaginiamo) tantissimi sostenitori. C’è addirittura un comitato dall’evocativo nome «Amici di Formigoni». Ora bisogna capire dove andranno quei soldi.
Rimaniamo sul Celeste, che incassa l’appoggio del cardinale Angelo Scola (il Giornale, 30 luglio): «È energico ma provato. Vive in profondità una continuità con la sua esperienza di fede e con il suo grande impegno civile». Serve addirittura una supercazzola prematurata a destra per giustificare l’appoggio dell’ex arcivescovo di Milano a san Roberto.

Come non parlare poi di Matteo Salvini, che non riesce a non far parlare di sé neanche dopo lo scandalo Moscopoli. Da una parte il cosiddetto ministro dell’Interno si fa immortalare a Milano Marittima a torso nudo mentre si diverte con il dj di Papeete mentre risuona l’Inno di Mameli davanti a ragazze in costume che ballano – una tragica metafora del suo ruolo al Viminale –, dall’altra lascia suo figlio 16enne divertirsi al mare su una moto d’acqua della Polizia, con un agente alla guida. E insulta il videoreporter di Repubblica che aveva filmato la scena. Il potere logora chi ce l’ha, e aveva già una ben nota predisposizione.

Movimento 5 Stelle, gran colpo di caldo per il premier Giuseppe Conte che apre al Tav Torino-Lione, mandando al macero anni di battaglia (e di conseguente credibilità guadagnata) del M5S contro la grande opera. Luigi Di Maio s’indigna e rumoreggia, ma come al solito non succede nulla, impegnato com’è a parlare di fantomatici «mandati zero» e a far finta di fare opposizione nei confronti di Matteo Salvini. Nel frattempo il Felpato guadagna voti e l’ineffabile Luigi trascina il M5S – almeno a quanto dicono i sondaggi – nel baratro dell’irrilevanza, regalando un potenziale futuro governo al centrodestra.

Questo è tutto dalla politica italiana. Ridiamo la linea alle spiagge per le notizie sul caldo e su quanto possa essere utile idratarsi d’estate. Le ovvietà, almeno quelle, sono scontate ma serie. L’imprevedibilità di questa classe dirigente assume sempre di più i contorni della farsa.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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