L’omicidio del Governo è il suicidio di Pd e M5S

È tempo di crisi di governo. Matteo Salvini ha deciso di sparigliare le carte in tavola. È probabile che nei prossimi giorni l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte morirà sotto i voti della Lega. Ma queste sono cose che possono succedere. Quello che è assurdo è la reazione della politica a questa notizia. Da Luigi Di Maio a Nicola Zingaretti tutti vogliono andare a votare il prima possibile, nonostante quello che sarà tanto più probabile quanto vicine saranno le urne, ossia un governo di centrodestra puro con Salvini presidente del Consiglio e, non è fantascienza dirlo, Silvio Berlusconi che corona il suo sogno erotico di diventare ministro della Giustizia. Il tutto con l’appoggio di Giorgia Meloni che, pur contando poco, fa sempre numero.

Al di là di Matteo Renzi che da quando ha perso il referendum costituzionale continua a fare ciò che gli riesce meglio, ossia perdere ogni contatto con la realtà (l’ultima trovata di chi, a parte le europee 2014, non ha mai vinto un’elezione che fosse una sono i fantomatici Comitati Azione Civile), anche gli altri protagonisti di questa ridicola scena politica si stanno votando al massacro. Luigi Di Maio prosegue imperterrito a elencare le cose buone (alcune delle quali indubbie) che i 5 Stelle hanno fatto al governo ma nel frattempo invoca elezioni il prima possibile («Nessun problema ad andare al voto. Anzi, dopo quel che è successo ci corriamo alle urne», scrive su Facebook), nonostante i pentastellati siano al loro minimo storico. Di Maio parallelamente cerca di far approvare la riforma costituzionale sul taglio del numero dei parlamentari, che richiederebbe una nuova legge elettorale e quindi allungherebbe la vita a questa legislatura, ma è difficile che gli altri partiti – tutti favorevoli al ritorno quanto prima alle urne – lo seguano.

Nicola Zingaretti, riconosciuto come segretario del Pd probabilmente solo dai suoi parenti stretti (per gli altri rimane il fratello di Montalbano), si unisce al coro di quelli che vogliono interrompere la legislatura il prima possibile: «Ora bisogna ridare la parola agli italiani. Occorre una nuova visione e un nuovo programma», afferma anch’egli su Facebook, nonostante il Pd, più che a un partito, somigli a un faraone richiuso in un sarcofago ben custodito in una piramide.

Nel frattempo Matteo Salvini è già in campagna elettorale con frasi alquanto raccapriccianti: «Chiedo agli italiani di darmi pieni poteri». Ed ecco i ridicoli paragoni con Benito Mussolini o con Adolf Hitler, con le salme sedicenti sinistre che agitano il ditino regalandogli ancora più voti. Intanto si parla già di accordi, in corso da giorni, con Silvio Berlusconi: il Felpato sarebbe già pronto per tornare all’ovile arcoriano. Ma Salvini non è il prossimo dittatore italico, è solo un uomo tanto affamato di potere quanto la stragrande maggioranza dei sedicenti leader che abbiamo avuto in passato, pronti a dire tutto e il contrario di tutto per racimolare voti.

Avremo un governo da incubo, dicevamo, e avremo anche un’opposizione da barzelletta: il Pd che continua a vivere nell’Iperuranio dove è stato mandato come minimo dal governo Renzi (ma forse anche da prima) e i 5 Stelle tra un favore a Salvini (leggasi caso Diciotti) e una farneticazione per tappare i buchi del proprio operato, hanno nascosto quello che hanno fatto di buono in questi mesi di governo, come il reddito di cittadinanza o la legge anticorruzione, lasciando che la propaganda racconti che il governo Conte è stato il governo di Salvini.
Di fronte a una previsione come questa, che cazzo c’è da auspicare elezioni il prima possibile? L’unica speranza è cercare almeno di rinviarle a dopo l’approvazione della legge di bilancio e l’unica soluzione è che Pd e M5S si mettano insieme per cercare di arginare questo scenario da incubo. Ma come al solito il buon senso non è di casa in Italia, quindi divertitevi con il governo Salvini-Berlusconi-Meloni. Una prece.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares