M5S: il partito che ci consegnerà nelle mani della Lega?

Dopo poco più di un anno di governo gialloverde il ritorno alle urne sembra ormai essere alle porte mentre dei cambiamenti, di cui in seguito alle elezioni del marzo scorso si era fatto garante il governo, non si è vista nemmeno l’ombra. Dopo una lunga estate calda quello che alle politiche del 2018 si era affermato come il primo partito del Paese, il Movimento 5 Stelle, è ormai destinato ad uscire di scena stremato da Salvini e dalla Lega e più che mai spaccato al suo interno. 

Solo in questi mesi estivi il partito dei no a tutti e contro tutti ha firmato così la propria condanna sulle stesse battaglie per cui, prima di avere un seggio in Parlamento, si era tanto battuto.A fine luglio è stata la volta del mandato zero per consiglieri comunali e municipali, ad agosto è toccato invece al voltafaccia di Conte sulla Tav nonostante le posizioni contrarie del resto dei pentastellati che, solo due giorni prima, avevano votato compatti a favore del decreto sicurezza bis in Senato. Di questo passo il governo che «ha lavorato molto e parlato poco», come ci ha tenuto a ricordare il Presidente del Consiglio in conferenza stampa con i giornalisti lo scorso 8 agosto, rischia inevitabilmente di essere ricordato come il partito di chi ha consegnato l’Italia nelle mani della Lega soccombendo sotto il peso della vincente propaganda salviniana. 

Eppure, benché forse difficile da prevedersi, il paradosso che vede oggi il partito con la maggioranza in Parlamento ridotto a burattino nelle mani della sua controparte al governo non è una realtà in fin dei conti così inconcepibile. Che il Movimento 5 Stelle nascesse su una base ideologica non particolarmente solida lo si era capito fin dagli esordi e non è difficile immaginare come sia stata proprio questa sua connotazione a segnarne oggi il declino. Volontariamente e dichiaratamente slegato dalla tradizione partitica della nostra Repubblica, il partito di Grillo è sopravvissuto sulla scena politica fino a quando ha potuto limitarsi a parlare alla pancia del Paese senza che fosse direttamente coinvolto negli intrighi di palazzo in cui, invece, si è ritrovato immerso una volta insediatosi al potere. 

Sia ben chiaro che il problema del Movimento 5 Stelle non è riducibile alla firma del contratto di governo con una forza politica così ideologicamente schierata come la Lega. L’errore commesso è stato, fin dall’inizio, quello di non capire che per «combattere il sistema» serve costruire un’alternativa concreta le cui basi poggino su qualcosa di più solido di una consultazione online con il proprio elettorato ogni volta che si deve votare una mozione o un disegno di legge. 

La verità è che per far politica non basta improvvisarsi e dar voce agli impulsi dei cittadini, tanto più se si ha un programma di partito che fa acqua da più parti e solo una vaga idea delle riforme necessarie al Paese. L’ironia della sorte è che, nel momento storico in cui si trova e nel quale ne avrebbe maggiore bisogno, l’Italia si trova sprovvista di un’alternativa politica forte e competente in grado di cambiarle davvero le cose. 

Beatrice Caniglia

Studentessa universitaria di Sociologia e aspirante giornalista. Mi cimento in articoli di attualità e cultura con un occhio di riguardo per le questioni sociali.

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