La mafia ha sempre ucciso, anche i bambini

Quante volte si è sentita la seguente frase «La mafia, almeno alle origini, non uccideva i bambini»?. Ricordo di averla sentita anche io stesso, come se fosse una legenda da tramandare di generazione in generazione, ripetuta alla radio e in televisione. Le origini della mafia risalgono a prima dell’Unità Nazionale, quando il 3 Marzo 1861 fu ucciso Giuseppe Montalbano con 3 proiettili. Purtroppo di quest’epoca non si hanno molte informazioni, poiché l’unico mezzo di comunicazione era il giornale e di trasporto la carrozza.
Siamo intorno alla fine dell’800 quando gli affari più importanti più importanti della mafia riguardavano il mondo rurale, l’attività mineraria, il prelievo delle tasse e la fabbricazione di banconote false. Era totalmente diverso rispetto ad adesso, soprattutto per la tecnologia che non veniva utilizzata.

Era il 27 dicembre del 1986 quando alcuni mafiosi uccisero Emanuela Savone, di 17 anni, a Palermo. Si riuscì a scoprire il movente, gli esecutori pensavano che la madre li avesse denunciati per la fabbricazione di banconote false. Questo è il primo omicidio di un minore di cui chi scrive è venuto a conoscenza, ma potrebbero essercene stati anche altri in precedenza.


Durante i primi 40 anni del 1900, la mafia si calmò bruscamente a causa del periodo fascista, poiché Mussolini non permetteva elezioni democratiche, di conseguenza la criminalità non aveva i mezzi per infiltrarsi all’interno dei comuni. Solo nel 1922 si manifestò un attacco dove morirono i figli di Giacomo Spatola, Mario e Pietro, a Paceco, in Provincia di Trapani, poiché il padre era un dirigente socialista e Presidente della Società Agricola Cooperativa.

In seguito alla fine della Seconda guerra Mondiale, il 18 agosto 1945, morì Calcedonio Catalano, di anni 13. Si trovava nella Contrada di San Filippo di Rocca Palumba (PA). Al momento dell’omicidio stava assieme a un carabiniere, anche quest’ultimo morto. I sicari credevano il ragazzo una spia, per questo lo uccisero. Così, per la seconda volta, come per Emanuela Savone, morì un minorenne per delle colpe che poi si rivelarono errate.

Solo un mese dopo, nel tentativo di uccidere il socialista Giovanni Spiga, che si intratteneva con parenti e amici davanti all’uscio della sua porta, Salvatore Giuliano uccise Angela Talluto, di un anno, ferendo in modo grave il fratello Francesco di 4 anni e Vincenzo Musso di anni undici. Giovanni Spiga, invece, fu ferito ad una gamba.

Un omicidio molto strano fu quello compiuto ai danni del pastorello Giuseppe Letizia, di anni 13. Durante la notte, mentre era al pascolo, assistette all’omicidio di Placido Rizzotto, segretario della Camera del lavoro di Corleone. Portato in ospedale poiché gli crebbe la febbre, morì in seguito ad un’iniezione. L’Ospedale era diretto da Michele Navarra, a capo della Cosca che uccise Rizzotto.

Andando più avanti nel tempo parliamo di Cristina Mazzotti, di anni 18, il cui corpo, in seguito ad essere stata rapita, fu ritrovato in una discarica il 26 Giugno 1975.
Infine, il 2 aprile 1985, a Trapani, ci fu la Strage di Pizzolungo, dove morirono Giuseppe e Salvatore Asta, gemelli di 6 anni, insieme alla madre. Il modo in cui morirono? Un’auto-bomba.
Come ormai si è capito, non esistono periodi in cui la mafia non uccideva i bambini «per onore». L’ha sempre fatto, con atto doloso o colposo, andando alla ricerca di profitti economici o territoriali.
Tuttavia, non sono i minori a essersi trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato, come si suol commentare. Basta pensare a Giuseppe Letizia che, per aiutare il padre con il lavoro, ha assistito a un omicidio che non avrebbe dovuto vedere, secondo alcuni.
Ma, anzi, è il contrario, perché la libertà di vivere non può essere sbagliata.

Simone Romanato

Nato a Padova il 30 Aprile 1997, dove vive. Ha studiato presso l'Istituto Tecnico per Geometri Belzoni. Attualmente, sta frequentando l'Istituto Tecnico Superiore per il Risparmio Energetico Edilizio.

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