Trans FtM: il dramma della scomparsa del Testoviron

Sono tanti, ma evidentemente non abbastanza da meritare la giusta attenzione da parte delle istituzioni e della medicina. E nemmeno della statistica, visto che è difficile trovare un dato certo su quanti siano. Stiamo parlando dei transessuali ftm (female to male, da femmina a maschio), che – oltre a sottoporsi alle eventuali operazioni chirurgiche come la mastectomia e l’isterectomia – per tutta la vita devono assumere periodicamente testosterone. Per questo motivo farmaci come il Testoviron e il Nebid (della Bayer) o il Sustanon (prodotto dalla Organon Pharmaceuticals), che hanno le stesse funzioni, ma non sono da considerarsi equivalenti a causa della peculiarità e della soggettività dei trattamenti, sono veri e propri salvavita. Smettere di assumerli significa nel migliore dei casi (per chi non ha sostenuto gli interventi chirurgici) vedere scomparire la barba o ritornare le mestruazioni, nel peggiore dei casi, quando utero e ovaie sono stati rimossi, porta a rischi di osteoporosi grave, carenze immunitarie, squilibri metabolici, calo della produzione di globuli rossi.
E se i due farmaci più usati, Testoviron e Nebid, scomparissero dal mercato?

La carenza dei farmaci

In effetti, come si può vedere dalla lista dei farmaci carenti pubblicata dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), per «problemi produttivi» Testoviron e Nebid sono difficilmente reperibili rispettivamente fino al 30 aprile 2020 e fino al 9 agosto 2019. Trascorsa quest’ultima data, visto che non ci sono ulteriori aggiornamenti sul sito dell’Agenzia, non sappiamo se la data è stata rispettata o rimandata. Non essendoci farmaci equivalenti, l’Aifa spiega che «si rilascia autorizzazione all’importazione alle strutture sanitarie per analogo autorizzato all’estero». A luglio scorso abbiamo quindi telefonato a cinque farmacie romane. Nessuna aveva a disposizione il Testoviron, mentre solo in un caso era possibile ordinarlo. 

Il problema del bugiardino

«Testoviron non deve essere usato nelle donne». Queste le parole del foglietto illustrativo del farmaco, parole che vengono condivise con il Nebid, che «non è destinato all’uso nelle donne», e con il Sustanon, il cui trattamento «è destinato esclusivamente all’uso negli uomini». Questo, aggiunto al fatto che nei bugiardini non si fa riferimento al percorso per il cambio di sesso, porta a ulteriori problemi. Di fatto, nonostante siano farmaci utilizzati di prassi per la terapia ormonale per la transizione, non possono essere venduti alle donne, e quindi nemmeno ai trans che hanno ancora un codice fiscale femminile, nonostante siano in possesso di regolare ricetta di uno specialista autorizzato dall’Aifa a prescrivere quel farmaco. La farmacia che si era detta disponibile a procurarci il Testoviron ha anche dato la propria disponibilità a vendercelo nonostante, nella storia che abbiamo raccontato al telefono, abbiamo ancora un codice fiscale femminile. Ci si affida quindi al buon senso del farmacista che capisce la situazione. 

Bayer non risponde alla richiesta di spiegazioni

Il 10 luglio scorso chi scrive ha mandato una mail al Portale Fornitori di Bayer, all’indirizzo di posta elettronica che ci è stato dato telefonicamente dal centralino, chiedendo informazioni «sulle motivazioni della carenza di questi farmaci (Testoviron e Nebid, ndr) e sul motivo per cui, nonostante vengano spesso utilizzati per questo motivo, non sia specificato nel foglietto illustrativo di questi farmaci che possono essere anche utilizzati nell’ambito delle terapie ormonali per il cambio di sesso».

A distanza di un mese e mezzo non abbiamo avuto risposta. 

Le risorse in rete

A chi non riesce a trovare il Testoviron o gli altri medicinali in farmacia non resta che rivolgersi a canali differenti. Da una parte ci sono le palestre, dove i farmaci a base di testosterone vengono utilizzati per altri scopi, come il body-building. Dall’altra parte c’è la rete, dove è possibile comprare – anche senza ricetta – il Testoviron e farselo recapitare a casa. Tutto alla luce del sole. Cercando su Google abbiamo trovato due siti adatti allo scopo. Il primo è in italiano ma localizzato a Kiev. Creato il 24 dicembre 2018, è intestato a un signore russo, tale V.D., e ha pochi commenti, quasi tutti negativi.
Il secondo, sempre in italiano, è invece localizzato ad Amsterdam. Non sono presenti dati pubblici su chi ci sia dietro, ma ha ricevuto molti commenti, in gran parte positivi. Nel primo caso il Testoviron costa 29 euro, nel secondo 59. 

Ovviamente queste «scorciatoie», oltre a far sorgere numerosi dubbi sulla propria liceità, espongono a molti rischi per la salute, visto che non ci sono garanzie sull’effettiva qualità del farmaco. 

 

N.B. L’articolo è da considerarsi aggiornato al giorno in cui è stato scritto: 25 agosto 2019

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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