Johnson&Johnson pagherà per l’«epidemia da oppioidi»

Negli Stati Uniti è in atto una vera e propria «epidemia da oppioidi» che in questi giorni ha ricevuto particolare attenzione grazie all’azione legale intrapresa dallo Stato dell’Oklahoma contro l’azienda farmaceutica Johnson&Johnson, grande produttrice di farmaci oppioidi. I dati del National Institute on Drug Abuse rivelano che negli Stati Uniti ogni giorno in media 130 persone muoiono per overdose da oppioidi. In alcune regioni le overdose di oppioidi hanno subito un incremento del 70% tra luglio 2016 e settembre 2017. In linea generale, un americano su tre fa uso di queste sostanze, cioè 92 milioni di persone.

Gli oppiacei sono sostanze a potente azione analgesica, derivati appunto dall’oppio, un lattice prodotto dal Papaverum Somniferum al cui interno si ritrovano varie molecole come la morfina e la codeina. Successivamente sono state prodotte molecole di sintesi dette «oppioidi» come ossicodone, eroina, metadone e fentanil. La principale attività biologica di tutti questi composti è di tipo analgesico, ma molto particolare: non innalzano infatti la soglia del dolore, ma ne modificano la tolleranza. Il soggetto che ne fa uso, dunque, riesce a percepire in modo inalterato il dolore ma muta il modo in cui lo vive, ne diventa quasi indifferente. Inoltre, gli oppioidi sono in grado di indurre un profondo senso di benessere, detto «stupor»: sono infatti sostanze stupefacenti. Altre conseguenze dell’assunzione sono diminuita motilità intestinale, aumento del senso di fame e depressione dell’attività respiratoria (che è la principale causa di morte per overdose, in cui il paziente smette di respirare). Ovviamente gli oppioidi inducono tolleranza, cioè nel tempo è necessario aumentare sempre di più la dose assunta per ottenere gli effetti desiderati e dipendenza, quindi non è affatto semplice sospenderne l’uso.

Il 26 agosto si è concluso il processo contro l’azienda farmaceutica Johnson&Johnson, che secondo l’accusa avrebbe pubblicizzato i suoi prodotti oppioidi come sicuri ed efficaci, omettendo importanti effetti collaterali della terapia. La Johnson&Johnson produce ingenti quantità di principi attivi di natura oppioide e li vende perfino ad altre aziende farmaceutiche; l’azienda ha comunque già dichiarato che farà ricorso in appello, in quanto non sarebbero state citate prove del proprio reale coinvolgimento nell’attuale crisi da oppioidi.

Come riportato dal New York Times, il giudice ha dichiarato che la Johnson&Johnson ha promulgato «campagne di marketing false, ingannevoli e pericolose» che hanno contribuito ad aumentare esponenzialmente l’uso di oppioidi. Quel che pare più grave è il fatto che la Johnson&Johnson abbia promosso l’uso dei farmaci oppioidi con operazioni commerciali mirate verso donne, adolescenti e veterani di guerra, spacciando i propri prodotti come adatti agli occasionali dolori quotidiani. In realtà queste sostanze andrebbero usate soltanto per sintomi molto seri e non trattabili con altri farmaci antidolorifici come per esempio gli antiinfiammatori da banco o i cortisonici.

La corte ha dunque condannato l’azienda perché colpevole di «public nuisance», cioè «disturbo della quiete pubblica», avendo contribuito a un grave problema che potrebbe durare ancora decenni. Lo Stato sostiene quindi che la multinazionale abbia interferito con la salute pubblica e ciò rientra nel concetto di public nuisance secondo le leggi dell’Oklahoma. La corte ha stimato che la cifra di quasi 600 milioni di dollari potrà pagare per un anno i servizi mirati a combattere la crisi. Questo caso sicuramente rappresenterà un importante precendente per gli altri processi attualmente in atto riguardanti il problema degli oppioidi: sono infatti più di 2000 gli avvocati coinvolti a rappresentare città, contee e altri enti nella lotta all’abuso di oppioidi.

Sofia Roero

Sono una studentessa della facoltà di Medicina e Chirurgia di Torino. Scrivo principalmente di argomenti scientifici, tentando di divulgare ciò che più mi appassiona.

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