Le dinamiche reali del Re Leone

Di recente è rientrato nelle sale in versione live action uno dei maggiori successi Disney, Il re leone. Inutile descrivere i due schieramenti sorti in brevissimo tempo tra chi preferisce la versione animata del 1994 e la nuova generazione catturata dallo scenario realistico. Se i personaggi risultano meno astratti, la vicenda sostanzialmente non ha subito variazioni. Il giovane principe minacciato dallo zio che trama alle spalle del re, la fuga nell’oblio dopo la morte del padre, e il ritorno del legittimo erede. Storie non nuove nella letteratura e nel cinema, a partire dall’Amleto di Shakespeare. La domanda però è: perché proprio i leoni?

Nella sceneggiatura iniziale, del resto, pare che il malvagio Scar, antagonista machiavellico e manipolatore, dovesse essere una scimmia, privo di legami con il piccolo Simba. Viene da pensare che il cambiamento nella trama fosse di pura natura scenica: aumentare la drammaticità del tradimento, perpetuato da un familiare. Peccato che rispecchi fin troppo bene la realtà di un branco.
Solitamente i leoni hanno una struttura sociale poligamica: uno o due maschi e numerose femmine, con cui si accoppiano senza stabilire legami fissi. Le femmine stesse solitamente si accoppiano con più partner durante il periodo riproduttivo (interni o esterni al branco) per una ragione ben specifica. La ragione è evitare l’infanticidio, non inusuale all’interno della società leonina. Ogni partner maschio al momento della nascita dei cuccioli tenderà a pensarli come figli propri e in quanto tali non li toccherà. I cuccioli provenienti da femmine non frequentate nel periodo del calore gli sembreranno possibili rivali, e non si farà problemi a trattarli come tali.

In natura, dopotutto, la finalità è trasmettere il proprio patrimonio genetico, avere più figli possibile. Non a caso i maschi una volta cresciuti abbandonano il branco: la scelta è tra formarne un altro o sfidare il capo. La competizione per il comando è sempre alta, anche tra consanguinei.
Ecco che Scar passa quindi da zio crudele e spietato a classico rappresentante della sua specie: Simba non è suo figlio, dunque non ha motivo di volerlo in salute, tutt’altro. Come leone il suo comportamento è scontato, si potrebbe dire giustificato. Anche la fuga di Simba cambia i connotati: il maschio alfa è morto e ora tocca al secondo più forte. In quanto troppo giovane per combattere con Scar per il predominio, deve allontanarsi e ritornare una volta pronto: non esiste il diritto di sangue fra i leoni, solo la legge del più forte.

In effetti, il dialogo spesso dimenticato fra Scar e Mufasa nei primi minuti della versione 1994 sottintende proprio questo: Mufasa domanda al fratello se lo sta sfidando dopo che quest’ultimo è stato irriverente. Non si tratta di un’intimidazione, in quanto sarebbe legittimato a farlo. Scar ovviamente si tira indietro, facendo un’allusione malinconica sul risolvere le questioni con la forza bruta. In effetti, se il più forte fosse lui, avrebbe già il potere: Mufasa è re in quanto favorito in uno scontro fisico, non in quanto fratello maggiore.

Nausicaa Tecchio

Laureata in Biologia all'Università di Padova, mi occupo di didattica ambientale al WWF. Attualmente studio per la magistrale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares