Bisognava pubblicare la notizia sul figlio di Grillo?

Uno dei figli di Beppe Grillo è indagato per violenza sessuale. Ne dà notizia La Stampa.

 

Dal punto di vista legale la vicenda è abbastanza semplice: una ragazza ha denunciato il figlio del comico e altri tre ragazzi e ora sono in corso le indagini. Vedremo se si arriverà a processo ed eventualmente che cosa verrà deciso in aula. 

La questione più spinosa riguarda l’aspetto giornalistico.

Primo dilemma: La Stampa ha reso pubblici i nomi anche degli altri tre ragazzi, che non sono figli del fondatore di un movimento politico o di personaggi pubblici. In una vicenda controversa e tutt’altro che chiara questi ragazzi (solo indagati, seppur per un reato ovviamente terribile) vengono sbattuti su un quotidiano solo perché indagati insieme al figlio di un personaggio pubblico. 

Secondo aspetto: anche pubblicare il nome del figlio di Beppe Grillo (e quindi la notizia) è una scelta alquanto discutibile. La responsabilità penale è individuale e, soprattutto, qui siamo di fronte a delle indagini che non dimostrano niente e non riguardano minimamente l’attività professionale o politica del comico genovese. 

Non si tratta di vicende come quelle di Tiziano Renzi, tanto per fare un esempio, in cui le indagini e gli eventuali reati potevano toccare l’attività politica di Matteo. In questo caso abbiamo il fondatore del M5S che non ricopre nessuna carica pubblica e suo figlio che viene messo alla gogna solo perché figlio di una persona famosa, nonostante l’eventuale reato (sempre che sia stato commesso, e lui è innocente fino a sentenza definitiva) non riguardi in alcun modo né suo padre né il Movimento.

Io, dal mio insignificante punto di vista, mi sento di dire una cosa molto semplice: questa notizia io non l’avrei data, men che meno citando i nomi di tre ragazzi che ora, dal volgo che non conosce la presunzione di innocenza, sono considerati colpevoli solo perché indagati.

N.B. La Voce che Stecca ha scelto di apporre censure all’immagine.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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