Questione Eni, una lettera ai Parlamentari del Movimento 5 Stelle

Nell’articolo del 18 settembre vi è stato raccontato lo scandalo giudiziario che ha coinvolto i massimi dirigenti di Eni e l’orbita dell’ex dittatore nigeriano Goodluck Jonathan, un minuto spiraglio di una ben più prolissa valanga di processi ruotanti intorno ai vertici di Eni. Oggi, invece, vi si presenta la lettera firmata da chi vi scrive insieme ad altri 38 cittadini e indirizzata ai parlamentari del Movimento 5 Stelle di Camera e Senato, affinché mai più controversie di tale gravità possano rimanere ignote alle istituzioni e ai cittadini.

Ai Portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica.

Con la presente, vi chiediamo di far luce sulle numerose inchieste che coinvolgono la multinazionale Eni S.p.A, con particolar riguardo alla condotta tenuta dall’azienda nelle relazioni internazionali avviate con i rappresentanti governativi dei paesi africani ospitanti, nonché nella gestione delle risorse energetiche site nei 15 Stati africani ove si manifesta la sua attività: Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria, Mozambico, Kenya, Repubblica del Congo, Gabon, Angola e Sudafrica. A seguito dei ripetuti scandali giudiziari sorti, spiace, infatti, constatare l’esistenza di uno scenario aberrante, nel quale spicca in primo piano il processo per corruzione internazionale relativo alle assegnazioni del giacimento offshore nigeriano OPL 245, che è in fase di svolgimento presso il Tribunale di Milano e vanta come imputati Paolo Scaroni, ex amministratore delegato, Claudio Descalzi, attuale amministratore delegato, Roberto Casula, chief development operations & technology officer di Eni S.p.A, e Ciro Pagano, dirigente di Eni Nigeria, così come non possono che rivelarsi di manifesta gravità il secondo processo per corruzione internazionale, relativo allo sfruttamento di giacimenti petroliferi in Algeria, terminato con la condanna di alcuni dirigenti appartenenti alla controllata Saipem, e l’inchiesta giudiziaria riguardante un terzo caso di corruzione internazionale, relativo allo sfruttamento del giacimento off-shore congolese Marine XI. Destano, inoltre, elevata preoccupazione l’inchiesta giudiziaria avviata dalla magistratura francese su un presunto caso di riciclaggio, coinvolgente Marie Magdalena Ingoba, moglie del sopraccitato Descalzi, e sul quale il Ministro Di Maio aveva promesso approfondimenti e delucidazioni, nonché la presunta condizione di conflitto di interessi, scaturente dai rifornimenti eseguiti dalla società Petroservice Congo, afferente alla Cardon Investments di cui è proprietaria la stessa Ingoba, per Eni Congo, riportata all’attenzione dell’opinione pubblica dall’inchiesta giornalistica de l’Espresso e per la quale si prevede l’ipotesi di omessa comunicazione di conflitto di interessi. Sul piano ambientale, costituisce, poi, evento di eccezionale gravità, lo storico processo, aperto dal Tribunale di Milano il 9 gennaio del 2018 e intentato, con il sostegno dei legali della ong Friends of Earth, dalla comunità Ikebiri del re Francis Ododo, nel quale l’accusa richiede un risarcimento di 2 milioni di euro per il disastro ambientale che ha danneggiato l’area di Clough Creek, nello Stato meridionale del Beyalsa, Nigeria. Tali eventi, susseguitisi in un ristretto e recente arco temporale, come è inammissibile non notare, fanno dei vertici di Eni i realizzatori di presunti atti corruttivi che minano la possibilità di contrastare alla radice le capitali problematiche del continente africano, come l’indiscriminata e indelicata depredazione delle sue risorse economiche, il superamento delle quali è stato più volte caldeggiato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, anche al fine di istituire una più efficiente gestione dei flussi migratori, che abbia come strumento centrale un corposo investimento sullo sviluppo socio-economico del continente africano nel segno della piena sostenibilità. Il Movimento 5 Stelle, agendo nel corso della XVII legislatura da principale e unico gruppo d’opposizione, ha dimostrato ammirevole coraggio nel denunciare i fenomeni corruttivi e le ingiustificabili manifestazioni di opacità che hanno contraddistinto il modus operandi dei vecchi amministratori della cosa pubblica. Pertanto, da detentori del potere legislativo, vi chiediamo di perseguire la medesima audacia nel contrasto senza timori all’illegalità. La disonorante condotta di un ente pubblico quale Eni, controllato per il 30% da Cassa Depositi e Prestiti e dal MEF, non può e non deve più passare inosservata. Con le stesse modalità e con gli stessi intenti con cui fu proposta dal portavoce e senatore Vito Petrocelli nel corso della XVII legislatura, chiediamo che da parte vostra sia riproposta, ai sensi dell’art.82 della Costituzione, l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, al fine di far luce sui metodi e sui meccanismi di azione applicati dal colosso chimico-petrolifero italiano, al fine di semplificare al Parlamento legislatore la ricerca di quali correttivi possano essere apportati a livello normativo per rendere più trasparente la gestione delle società a partecipazione pubblica, al fine di porre i massimi vertici di Eni dinanzi ad un serio accertamento delle proprie responsabilità. Infine, allo scopo di promuovere un provvedimento che rivoluzioni in senso positivo la disciplina in materia di conflitto di interessi, chiediamo che si proceda ad un’accelerazione della discussione sui testi già depositati in commissione Affari Costituzionali della Camera.

Noi, da liberi cittadini continueremo ad osservare gli atti e gli esiti delle vostre politiche, pretendendo con sempre maggior vigore la rimozione degli atteggiamenti contaminanti gli enti pubblici ed inficianti l’onore della Repubblica. Nell’attesa di una vostra risposta, che confidiamo possa arrivare nel più breve tempo possibile, promettiamo di non arretrare di un millimetro nella giusta richiesta di uno Stato in trincea contro il malaffare.

Facendo affidamento sulla vostra attiva collaborazione:

Carmen Calì, Francesco Maggiurana, Martina Iulianello, Simone Alecci, Massimiliano Crescimbeni, Matteo Tommasi, Erika Passavanti, Roberta Novelli, Massimo Santi, Mirco Romanato, Giusi Greta Di Cristina, Irene De Angelis, Bianca Marino, Katia Tarsia, Alessandra Sannino, Matteo Brambilla, Clementina Sasso, Michele Garofalo, Raffaella Costi, Eleonora Frattolin, Gaetana Imbrogiano, Chiara Festa, Mariateresa Viola, Mary Schirra, Omar Alfieri, Alessandra Carra, Walter Fratini, Francesca Bordiere, Brunella Biava, Laura Zaru, Barbara Marcolini, Stefano Caputo, Lisa Bozzato, Martina Pedroni, Davide Marino, Thomas Fazi, Alessandra Ruffini, Valentina Ciarlora, Linda Maggiori.

Carmen Calì

Classe 2000, figlia del XXI secolo e delle sue contraddizioni. Ho conseguito la maturità presso il Liceo Classico Eschilo di Gela e frequento la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trento

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