Da un progetto italiano la robotica che aiuta a lavorare più sicuri

Al giorno d’oggi in un mondo segnato dalla crisi economica e allo stesso tempo caratterizzato da un crescente sviluppo della tecnologia, si parla soprattutto dei robot e di quello che potrebbero o non potrebbero essere in grado di fare.

Una delle nuove novità, di cui si parla da qualche anno, mostra l’utilità che può avere la tecnologia nella vita di tutti i giorni. Infatti, dalla collaborazione tra Inail e l’Istituto italiano di tecnologia di Genova, è nato un esoscheletro collaborativo e un robot teleoperativo.

Ovviamente la domanda che sorge spontanea è: ma questi marchingegni sono davvero indispensabili?
In realtà la risposta è affermativa e anzi, potrebbero migliorare la vita di molti ed evitare numerosi infortuni sul lavoro.

Gli esoscheletri sono strutture fatte per essere indossate come un vestito, e supportano l’operatore mentre svolge alcune sollecitazioni molto pesanti e logoranti. Il target è molto ampio e comprende sia operai edili, che personale che svolge il proprio lavoro nell’ambito sanitario oppure manifatturiero, e potrebbe prevenire se non azzerare i danni causati dal sovraccarico biomeccanico.
L’esoscheletro è costituito da più parti formate ma materiale flessibile assemblate assieme, chiamate moduli, che in base a come vengono applicati aiutano a ridurre i carichi sopportati, specialmente quelli che gravano nella spina dorsale.

Il robot teleoperativo è un dispositivo che assiste i lavoratori mentre prestano servizio in attività di ispezione e di manutenzione in luoghi soggetti a rischio, come ad esempio demolizioni o incendi.
La sua funzionalità principale è basata sulla riproduzione in tempo reale delle attività pericolose tramite una continua connessione con un altro operatore connesso da remoto.
Il robot è composto da una struttura a quattro zampe, alta sino a 90 centimetri, lunga 133 centimetri e con un peso pari a 130 chilogrammi, e da un braccio robotico che permette di sollevare da remoto ciò che si trova nelle vicinanze.
Tramite questa nuova tecnologia, sarà possibile spostare pesi di entità enormi, pari a quasi tre tonnellate. La gestione da remoto è affidata ad un sistema che si basa sulla realtà virtuale e una grafica tridimensionale.

Ecco come si è potuto dimostrare che i robot e le macchine non sempre nascondono lati negativi e che non sempre celano doppie finalità o promuovono imminenti catastrofi.

Luisa Bizzotto

Laureata all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali, frequento il corso internazionale Susteinable Technologies and Biotechnologies for Energy and Materials presso l'Almamater Studiorum Università di Bologna. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, musica e sport, ma soprattutto di scienza, la mia passione.

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