L’imbarazzo di aver avuto come portaborse un condannato per traffico di droga

Parafrasando un saggio, certi attestati di merito non basta rifiutarli, bisognerebbe proprio non meritarli. Su ordine della Procura di Palermo è stato fermato Antonino Nicosia, detto Antonello, ex portaborse della parlamentare Pina Occhionero, passata da Liberi e Uguali a Italia Viva. Già condannato in via definitiva a 10 anni e 6 mesi per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, Nicosia – scontata la pena – diventa assistente della deputata e inizia una nuova vita. Eccolo ergersi a strenuo difensore dei diritti dei detenuti ma, secondo gli inquirenti, sarebbe stato tramite tra chi stava all’interno e chi stava all’esterno del carcere.

Intercettato, parla dell’attentato di Capaci come di un «incidente sul lavoro» ai danni di Giovanni Falcone e non è d’accordo che l’aeroporto di Palermo sia intitolato al magistrato e al collega Paolo Borsellino: «Bisogna cambiare il nome» perché «dobbiamo arriminare (girare, ndr) sempre la stessa merda». Per lui il boss latitante Matteo Messina Denaro è il «primo ministro».

La Occhionero su Facebook ringrazia il lavoro della magistratura ricordando che «non appena ho avuto modo di rendermi conto che il suo (di Nicosia, ndr) curriculum e i suoi racconti non corrispondevano alla realtà ho interrotto la collaborazione». Ci permettiamo però di dissentire: se Nicosia millantava esperienze non fatte, questo era il problema minore. Il punto non era quello che non aveva fatto, ma quello che aveva fatto, ossia che aveva alle spalle una condanna a 10 anni e 6 mesi. Che non sono pochi.

La ingenua deputata è stata intercettata al telefono con Nicosia e la telefonata è abbastanza eloquente. Oggetto della conversazione è la carta intestata della Camera, non soggetta a controlli quando viene utilizzata per scrivere a dei detenuti. Santo Sacco, di cui si parla, è un ex consigliere comunale a Castelvetrano, ex consigliere provinciale di Trapani ed ex sindacalista in carcere perché condannato a 8 anni e 7 mesi per concorso esterno in associazione mafiosa e tentata estorsione. Dice Nicosia: «A Trapani hai visto… lui è convinto che comanda lui a Trapani perché quello è amico suo il comandante… la carta intestata della Camera, cioè io sono Santo Sacco, pure qua dentro, capito, la carta intestata della Camera». La Occhionero gli chiede se gli è piaciuta e la risposta è molto chiara: «Ma certo, la carta intestata della Camera, gli potevo mandare una cosa così? Mi sono fatto dare un blocchetto di carta intestata Camera dei Deputati». Occhionero: «Bravo!». E Nicosia: «Con la firma sotto perché ho firmato tutte e due, gli ho messo Onorevole… e lui questa cosa la porterà in giro come fidanzata… sezione sezione. Io sono Santo Sacco, io sono Santo Sacco anche in galera! Ed il primo ministro (Matteo Messina Denaro, ndr) è sempre a Castelvetrano … non si scherza (ride)». La deputata Occhionero risponde: «A posto … (ride)».

Ora siamo in attesa delle decisioni di Matteo Renzi e dei vertici di Italia Viva: Pina Occhionero può rimanere nel partito oppure no? Anziché di occuparsi di questioni demenziali come la lotta all’anonimato online (con il prode Luigi Marattin in prima fila), il partito di Renzi dovrebbe interrogarsi sulla permanenza della deputata tra le proprie fila e, soprattutto, del perché si sia trovato in casa un problema di questo tipo. Certe persone, lo dicevamo, prima ancora di cacciarle bisognerebbe non meritarle.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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