Le ascendenze genetiche dei Romani, dalla Preistoria fino all’Età Moderna

Provincia dell’Aquila, Grotta Continenza di Trasacco. Questo è l’ombroso luogo da cui partiamo per ricostruire la grande storia che tutti a chiare lettere conosciamo. A 710 m di altitudine, dominando in lungo e in largo una vasta piana coltivata, ma un tempo bagnata dalle acque del lago Fucino, riposano i resti di 30 individui. I loro corpi, attorniati da fosse con vasi, da fosse foderate di limo giallo e da animali interi già macellati, riposano nell’antro abruzzese da 12000 anni. Le ossa di due bambini private del capo avvisano gli studiosi: l’uomo preistorico praticava qui riti funebri troppo macabri per essere a noi raccontati. Non vogliamo, pertanto, tediare il lettore con la narrazione delle singolari peculiarità dell’ideologia preistorica, piuttosto vogliamo riportare alla sua attenzione quanto di speciale l’Università della Sapienza, in collaborazione con l’Università di Stanford e di Vienna, è riuscita a realizzare.

Qui, infatti, ha avuto avvio, trent’anni fa, un lavoro unico nel proprio genere, assistito dalle sorprendenti innovazioni tecnologiche e scientifiche, destinato a conferire alla nostra conoscenza della grande storia ulteriori elementi di dibattito e di approfondimento. 29 siti archeologici sparsi in tutta l’area romana, laziale e abruzzese, 12000 anni di migrazioni da ricomporre, 127 individui di cui raccogliere il DNA, sono stati adoperati per il raggiungimento dell’ ambizioso risultato: ricostruire le ascendenze genetiche degli abitanti di Roma, dalla Preistoria fino all’Età Moderna.

Così, se analizzati i resti di chi è vissuto circa 8mila anni fa, in età neolitica e nella fase di introduzione dell’agricoltura e dell’allevamento degli animali, diversamente da quanto riscontrato negli studi aventi ad oggetto altre località dell’Europa Centrale, si scopre che i corpi della Grotta Continenza presentano origine mediorientale, più precisamente turca e greca, ma con derivazioni più antiche da ricondurre all’area iranica.
Tra circa 5mila e 3mila anni fa, durante l’Età del Bronzo avvenne, però, il grande balzo. In quella epoca, infatti, i profili genetici degli antichi abitanti di Roma e dintorni subirono una mutazione nel mix di discendenti, dovuta all’ingresso di popolazioni provenienti dalla remota steppa ucraina. Nel DNA dei fondatori di Roma Antica sono, dunque, inscritti i geni di uomini di ascendenza marcatamente orientale, ma, con il successivo e inarrestabile compiersi dell’espansionismo romano in termini sia militari che commerciali, con la nascita e il consolidamento dell’Impero Romano sopraggiunti fra il I secolo a.C e il IV secolo d.C, si leggono per lo più nel DNA dell’antico romano arrivi provenienti dalle aree del Nord Africa, del Mediterraneo Orientale e del Vicino Oriente.

Fu in tali opulente e vaste località, infatti, che si dispiegò l’allegro fiorire della ricchezza culturale dell’Impero, che si concentrò il maggior numero di cittadini e fu, dunque, nella capitale del mondo conosciuto,che,per mezzo di intensi traffici marittimi, giunse il più alto afflusso di immigrati di origine mediterranea e orientale. Nelle affollate strade della Roma Imperiale, potevano, così, rintracciarsi volti dai diversi colori e bocche dalle diverse lingue, presentanti un’accesa predominanza, oltre che del latino, anche del greco, dell’aramaico e dell’ebraico. Fu il 395 d.C l’anno che sancì il definitivo e irreparabile dirigersi della storia europea verso altre destinazioni. Alla morte di Teodosio I, infatti, l’Impero Romano fu diviso fra i suoi figli, sicché ad Arcadio, il maggiore, toccò il governo della parte orientale, ad Onorio, il minore, il governo della parte occidentale. Della grande metropoli di età classica, separata dalla sua sorella Costantinopoli, decimata dalle malattie, dai saccheggi, travolta per sempre dalle invasioni dei popoli barbarici, poco rimase anche in termini genetici. Con le invasioni barbariche il DNA dei romani fu mutato da geni riconducibili alle popolazioni dei Vandali, Visigoti, Longobardi. L’età di mezzo non poté, dunque, che aprirsi come epoca fortemente caratterizzata dai fervidi e continui scambi con i grandi e piccoli centri dell’Europa occidentale. Tale nuovo rimescolamento fu ulteriormente irrobustito dalla costituzione del Sacro Romano Impero, epoca nella quale si registrano ulteriori afflussi di geni provenienti dall’Europa centrale e settentrionale.

Nei grandi libri del DNA abbiamo, dunque, rinvenuto il racconto dei grandi libri di carta, ma con l’immissione di un quadro ancor più complesso, arricchito da dettagli che solo la genetica è capace di offrire. Quale sarà il prossimo passo? Ce lo spiega il professore di Antropologia Fisica presso La Sapienza di Roma, Alfredo Coppa, che dichiara: «Il prossimo passa sarà quello di studiare i genomi delle popolazioni italiche, per vedere che rapporti avevano con i romani». 
Attendiamo di ricevere l’esito del nuovo eccitante viaggio alla scoperta della nostra penisola.

Carmen Calì

Classe 2000, figlia del XXI secolo e delle sue contraddizioni. Ho conseguito la maturità presso il Liceo Classico Eschilo di Gela e frequento la facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trento

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