Turing: dal 15 al 20 dicembre «Storia dell’Italia delle bombe di mafia»

Due anni di attentati. Dalla fine del 1991 al gennaio 1994. Che cos’è stata l’Italia delle bombe di mafia? Molti di noi, compreso chi scrive, non erano ancora nati ma in quel biennio si sono decisi gli equilibri sociali, politici e mafiosi degli anni successivi. Dalla fine del 1991, quando, in vista delle condanne in Cassazione del maxi-processo – che arriveranno il 30 gennaio 1992 –, Totò Riina convoca una riunione della Commissione regionale e una della Commissione provinciale di Palermo di Cosa Nostra. L’obiettivo di entrambe le riunioni è lo stesso: iniziare a sferrare un violento attacco contro lo Stato.

Nei mesi successivi viene ucciso il parlamentare siciliano Salvo Lima. Poi è il turno di Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e di Paolo Borsellino, insieme a quasi tutte le loro scorte. Nel 1993 invece la strategia cambia: le bombe vengono fatte saltare in «continente» e, dopo il fallimento dell’attentato a Maurizio Costanzo, senza vittime precise a Firenze, Milano e Roma. Il conteggio totale delle bombe fuori dalla Sicilia sarà di dieci morti.

Nel frattempo alcuni pezzi delle istituzioni iniziano a mettersi d’accordo con membri di spicco di Cosa Nostra per trattare. Già nel 1992 Totò Riina raccontava a Giovanni Brusca di aver scritto un «papello» di richieste per lo Stato, in cambio della fine delle stragi. Un anno e mezzo fa è arrivata la sentenza di primo grado per il processo Trattativa e in questi mesi è in corso l’appello, nonostante in molti abbiano attaccato quel procedimento e chi lo portava avanti. Qualche esempio? «Il fantaromanzo della Trattativa. La trama non sta in piedi… Non dovrebbe valere neppure la carta su cui è scritta» (Il Foglio, 7 novembre 2012). «A Palermo parte la Norimberga de noantri» (Giorgio Mulé, Panorama, 29 maggio 2013).

Il primo lavoro di Turing, il gruppo di inchiesta de La Voce che Stecca che ho l’onore di coordinare, riguarda proprio l’Italia delle bombe di mafia. Dal 15 al 20 dicembre uscirà a puntate una storia d’Italia dal 1991 al 1994 basata su sentenze, documenti processuali e testimonianze per cercare di spiegare in modo chiaro e solido quello che è successo a partire dalle riunioni delle commissioni mafiose fino ad arrivare alla discesa in campo di Silvio Berlusconi e all’arresto dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano a Milano il 27 gennaio 1994.

Ringrazio chi sta lavorando in questi giorni alla pubblicazione di questo lavoro che è estremamente impegnativo per la mole di documenti da tenere in considerazione e per la complessità delle vicende da raccontare. E ringrazio anche la direttrice della Voce, Gerarda Monaco, per aver accettato di ospitare su questo blog un lavoro come questo.
Cari lettori, seguiteci, sarà molto importante il vostro parere!

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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