Salvini indagato per la Gregoretti: la vicenda spiegata

Matteo Salvini è indagato per sequestro di persona. Il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del leader leghista per la vicenda della nave Gregoretti. Fatta sbarcare il 31 luglio scorso, dopo 3 giorni in mare con 131 persone a bordo.
Questa la reazione di Salvini: «La magistratura italiana butta soldi e tempo a perseguire me che ho agito nel pieno interesse del Paese sulla scorta di accordi internazionali e non persegue chi davvero delinque» e poi «Sono curioso di vedere che posizione terrà il Movimento Cinque Stelle che sulla vicenda analoga della Nave Diciotti votò contro la richiesta del Tribunale dei Ministri».

Quando la Nave Gregoretti arrivò a largo delle coste siciliane con 131 migranti a bordo, Salvini ne impedì lo sbarco per oltre tre giorni, salvo poi concederlo in virtù dell’accordo già esistente con gli altri paesi europei sulla redistribuzione dei migranti. Erano gli ultimi giorni del governo Conte 1, i rapporti tra Lega e Movimento 5 Stelle erano lì lì per disfarsi del tutto. Sul caso Gregoretti, il premier Conte e il vicepremier Di Maio preferirono restare in silenzio, non commentando il comportamento dell’altro vicepremier. E quando a Di Maio chiesero un parere, l’attuale ministro degli Esteri disse: «Non si trattino i nostri militari su quella nave come pirati», chiedendo «rispetto per loro».

Il Movimento 5 Stelle questa volta dovrebbe votare a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini. A differenza di quanto accadde nel febbraio 2019 per il caso Diciotti, quando i pentastellati hanno protetto l’allora compagno di governo. Io al tempo avevo scritto un editoriale di fuoco su La Voce che Stecca intitolato «Movimento 5 Salme». Al tempo scrivevo: «Abbiamo letto di “magistrati politicizzati”, di “processo al governo”, frasi che non sentivamo da quando a pronunciarle era Silvio Berlusconi. L’uomo che Luigi Di Maio non ha mai voluto incontrare, motivando questa decisione con la distanza siderale che dovrebbe separare l’uomo di Arcore dal M5S. Invece ecco qui i cari 5 Stelle, che in giunta e in Senato si troveranno a votare con Forza Italia, regalando consenso a un Pd moribondo che però in questo caso riesce a uscire vincitore dalla questione Diciotti».

Pur continuando a ritenere imperdonabile il voto di febbraio, dobbiamo dire che la questione Diciotti era molto diversa da quella Gregoretti. Cerchiamo di capire perché.
Innanzitutto, se la Diciotti era una nave adibita a soccorsi in mare nell’ambito di un’operazione di salvataggio coordinata da Malta, la Gregoretti è destinata alla vigilanza sulla pesca, quindi non è in grado di ospitare a lungo così tante persone a bordo, e soprattutto aveva salvato i migranti in un’operazione completamente italiana. Il porto sicuro al tempo doveva essere indicato dall’Italia, cosa che Salvini si rifiutò di fare.
Dalla Gregoretti i minori poterono scendere solo dopo l’ordine della Procura Minorile. Mentre dalla Diciotti il governo fece subito sbarcare donne e bambini.
La valutazione sulla condotta di Salvini, condotta sì portata avanti da ministro dell’Interno ma non per questo necessariamente insindacabile, la valutazione sulla condotta di Salvini spetta a un tribunale che questa volta, a meno di sorprese, dovrebbe potersi esprimere in merito. Così finalmente sapremo se trattenere i migranti in mare a bordo delle imbarcazioni che li hanno salvati è un reato o meno. Questo non c’entra ovviamente nulla con il giudizio morale su Salvini o sulle sue condotte da ministro dell’Interno. La morale è una cosa. La legge è un’altra.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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