Dal Sol Invictus al Natale: storia di un compromesso

Negli ultimi giorni di febbraio dell’anno 380 d.C. fu emanato il famoso editto di Tessalonica, che promuoveva il cristianesimo cattolico come religione ufficiale dell’Impero Romano e segnava la fine del paganesimo e della romanità tradizionale tanto da un punto di vista spirituale quanto sociopolitico. Circa tre decenni prima, un decreto firmato da papa Giulio I aveva sancito il 25 dicembre come data ufficiale della nascita di Cristo, istituendo il Natale come lo conosciamo oggi. Prima di quel documento, infatti, non vi era alcuna data ufficialmente riconosciuta e l’attuale giorno designato nemmeno compariva tra le varie interpretazioni fornite. Si ritiene perfino che nei primi tre secoli di vita del cristianesimo non vi fossero festeggiamenti per tale ricorrenza, sebbene questa affermazione si basi unicamente sulla mancanza di fonti.

Una cosa è certa: non vi è nessun accenno al 25 dicembre prima dell’editto. Allora perché fu scelto proprio quel giorno?
Le radici vanno ricercate proprio nel Pantheon tardoimperiale e in una delle sue divinità principali: Sol Invictus, ovvero il sole che sorge vittorioso sulle tenebre. A partire dal 25 Dicembre, in cui si tenevano i festeggiamenti pagani in onore di tale divinità, nell’emisfero boreale le giornate ricominciano ad allungarsi dopo che in quelli immediatamente successivi al solstizio d’inverno la durata di giorno e notte risulta pressoché identica.

Basterebbe ciò a concludere che la decisione di Giulio I fu una geniale intuizione teologica per sovrapporre la figura di Cristo al simbolismo preesistente, vitale nel mondo antico e medievale per affermare una fede politico-religiosa tanto quanto lo è la dottrina in tempi moderni e contemporanei, ma ulteriori indagini rivelano come l’editto fosse una tappa di un piano ben più ampio, ossia la cristianizzazione dell’Impero, la più ampia e compiuta opera di brandizzazione della Storia, intercorsa tra la conversione di Costantino e l’editto di Tessalonica.

Sol Invictus, infatti, fu precedentemente eletto a divinità per racchiudere in sé il culto monoteistico di altre divinità legali associate al sole, tra cui Mitra, dio persiano introdotto a Roma in chiave misterica, che oltre alla data di nascita condivide altre analogie con la figura di Cristo: a livello sociale li accomuna l’immensa diffusione e radicazione del culto avvenuta nello stesso periodo, mentre su quello teologico-spirituale condividono l’associazione alla luce (presente anche nella tradizione ebraica in relazione con la figura del Messia), la legalità e la componente misterica.

Un altro dettaglio interessante si trova negli stessi Vangeli: i Re Magi, i primi a riconoscere Cristo rendendogli omaggio, giunsero da est, ossia da dove sorge il sole. Inoltre, arrivarono dalla Persia ed essendo Magi, ovvero astronomi (altro riferimento al sole) e sacerdoti zoroastriani, va da sé che fossero cultori di Mitra. Aggiungendo che una delle date ipotizzate per la nascita di Cristo, prima dell’editto, fosse proprio il 6 Gennaio, il collegamento è palese.

Come detto prima, il culto di Mitra confluì in quello di Sol Invictus, la cui etimologia è associata a una delle qualità fondanti della figura imperiale (Pius, Felix, Invictus). Dunque, l’istituzione imperiale si appropriò, secondo tradizione romana, di quei culti inserendoli nel Pantheon in maniera unificata, ma evidentemente ciò non bastò a creare un’unità nell’adorazione simbolica del sole. Lo stesso imperatore Costantino era stato fedele di Sol Invictus, che definiva suo compagno, come resti delle monete da lui coniate testimoniano. L’ipotesi storica più probabile per dare un senso a tutte queste analogie, dunque, è che i cristiani rifiutarono il tentativo imperiale di unificare le divinità della luce e, forti del sempre più crescente potere sociale, spirituale, politico ed economico che rischiavano di minare l’unità, la pace e la forza dell’Impero, finirono per ottenere che Sol Invictus confluisse in una delle valenze della figura di Cristo proprio durante il cinquantennio sopra citato, al fianco del suo compagno Costantino, che anticipò la stessa Chiesa e decretò i primi festeggiamenti del Natale nel giorno 25 Dicembre (anno 330 d.C.).

Dopo secoli di oblio rotti soltanto nel Rinascimento, alla fine del XX secolo anche gli ambienti progressisti della Chiesa hanno iniziato a rivalutare questi aspetti della Storia romano-cristiana, trovando sponda perfino ai piani più alti della gerarchia ecclesiastica, ovvero nel cardinale Ratzinger, poi papa Benedetto XVI, che ha confermato, al netto delle origini pagane, la valenza teologica e simbolica del 25 Dicembre come data in cui Cristo-Sole nasce invitto dalle tenebre. Si tratta di una simbologia accettabile e positiva anche per i non cristiani, quali erano molti abitanti dell’Impero che furono certamente meglio persuasi alla conversione dal fatto che la nuova religione imperiale non stravolgesse del tutto le tradizioni. Del resto, al potere politico e a quello spirituale, specie se in mano ad un uomo solo, non serve molto ad operare una rivoluzione, ma prima che il costume, la mentalità e la società li seguano in maniera non traumatica servono sia tempo che punti di contatto con il substrato esistente.

In definitiva, l’editto di Giulio I fu il migliore dei compromessi possibili, ossia l’apoteosi della politica.
Su ciò che la Chiesa attribuì a Costantino e sulla sua presunta conversione, invece, ci sarebbe molto altro di cui discutere, a partire dalla prima fake news storicamente nota, la Donazione al papa. Ma questa è un’altra storia.
Buona vittoria del sole sulle tenebre a tutti!

Marco Ferreri

Classe 1993, volevo fare il giornalista ma non ho la lingua abbastanza svelta. Mi arrabatto tra servire pietanze, aprire e consumare bottiglie di vino, crisi esistenziali, argomenti complessi, riflessioni filosofiche di cui non frega niente a nessuno e giochi di ruolo. Amo il paradosso, dunque non posso essere più felice di stare al mondo.

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